lunedì 14 aprile 2014

IL PIU’ EFFICACE ANTIBIOTICO, ANZI SPECIALMENTE SE NON L’UNICO PER I VIRUS E’ LA FEBBRE di Pier Luigi Lando

  In effetti sarebbe più  scientificamente corretto parlare della febbre come il più naturalmente valido  alleato nella cura delle malattie infettive in particolare di quelle virali.
            In proposito  racconto un aneddoto che costituisce un’ indimenticabile esperienza:
correva l’anno 1953 e al mi paesello imperversava un’epidemia di febbre tifoide. Io ero al terzo anno del mio corso di laurea.
            Qualcuno  dei paesani aveva scoperto che con  un antipiretico ci si sfebbrava. Ricordo con quanto accoramento mio zio medico condotto tentava di far capire che i problema non era la febbre, ma l’infezione. Poiché ormai lo consideravano vecchio e superato dalle nuove conquiste medico-scientifiche, non gli dettero ascolto. Una moria, una vera e propria strage! I paese risultò depauperato di tante giovani e  meno giovani vite.
            Purtroppo ancora sono tanti che, impressionati dal sintomo febbre, ricorrono agli antibiotici per forme virali, nonostante gli esperti anche per tv abbiano  fatto presente  che gli antibiotici non uccidono i virus. Se sapessero che nei matracci dove si contivano i virus  si  mettono degli antibiotici? Ma le  false notizie, anche quelle pseudoscientifiche hanno incontrato sempre una via in discesa tra gli umani.
            Argomentazione anche questa rischiosa, perché si potrebbe fare di tutti l’erba un fascio:  gli umani non possiamo fare a ameno di conoscenze, per quanto…umanamente possibile, senza pregiudizi  e pressappochismo!

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A PROPOSITO DEL FONDAMENTALISMO SCIENTIFICO
(che può affliggere anche persone ... “normali”)
 
 
“SIMM’ARRIVATI AI PALI ‘E CEMENTO!”

                E’ l’esclamazione con la quale, rizzandosi a stento, ma con tutta l’energia che gi consentiva l’artrosi deformante che lo inchiodava alla poltrona, il capo famiglia di una pensione, mi stroncò, quando:
                Io frequentavo, a Napoli, il quarto anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia.
Stavano, lui e il mio compagno di pensione laureando il Farmacia,  entusiasticamente decantando i progressi della Scienza, tanto che aun certo punto mi venne da riportarli con i piedi per terre, quasi una doccia fredda,  facendo presente che la stessa Scienza ci averiva dei nonsti limiti.
                Fu a questo punto che il vegliardo, dall’aspetto di un maturo Giosuè Carducci, esplose: “Ah dottò, quando io dirigevo  l’elettrificazione del porto di Messina, i pali della corrente elettrica erano di legno, ora simm’arrivati ai pali ‘e cemento!”.
                 Di questo simpatico episodio ne parlammo con i colleghi che l’adottarono allorché in una discussione non si riusciva a convincere l’interlocutore.
                A proposito del fascino esercitato sugli umani dalle  conquiste tecno-scientifiche un altrettanto esilarante  episodio è  in un’opera del Trittico Pucciniano: “Gianni Schicchi”.
                Personaggio, noto Nella Firenze medievale come particolarmente dotato di spirito acuto e perspicace che Dante scaglia nell’inferno pare anche (o anzitutto?) perché aveva truffato la famiglia della moglie.
                La scena cui mi riferisco è quella del medico Maestro Spinelloccio che, inopportunamente (si sarebbe rischiato di smontare tutto l’imbroglio escogitato  da Schicchi, perciò i parenti  da questi stesso  sollecitati a rimandarlo ecc), bussa alla porta per assicurarsi che il suo paziente grazie alla purga da lui prescritta avesse avuto “il benefissio”.
                Al sentire tutti rispondere: “Altro che! Antro che!”, il Maestro:”  A che potenza è arrivata la sciensa! Quando sia pur con garbo, Schicchi compreso, contraffacendo l voce  del morto Buoso Donati, erano risusciti  a frenare i suoi  insistenti tentativi a visitare il malato, rassicurato e  rassegnatosi a tornare la sera: Eh! A me non è mai morto un ammalato! Non ho delle pretese, il merito è tutto della scuola bolognese!  
MOLTO PIU’ SERIO E PREOCCUPANTE DEL FENOMENO DEL FONDAMENTALISMO  RELIGIOSO E POLITICO E’ QUELLO “SCIENTIFICO”
                Il dogmatismo, l’abbarbicamento a certezze  dovrebbero essere  elementi estranee all’uomo di scienza. Mi rendo conto come un’affermazione di questo genere, presa alla lettera, potrebbe risultare perniciosa  per il progresso scientifico in quanto  darebbe adito a invenzioni  formalmente con parvenze scientifiche a fini tutt’altro benefici per l’umanità. Tuttavia è sempre auspicabile che  ogni idea venga presa in considerazione sempre con il beneficio del dubbio.
            Riporto adesso una  mail destinata ad alcuni amici e che si riferisce a un convengo  sulla Medicina Omeopatica.
           Purtroppo la scannerizzazione (del documento allegato) ha peggiorato ulteriormente la qualità delloscritto, già non agevole per  la  riduzione dei caratteri e  del colore dell'inchiostro (colpa pure questa della crisi?).
           Spero che, magari con l'aiuto di una potente lente di ingrandimento riuscirete a leggere questo articolo.
            Se avete a portata di mano un omeopata che riceve la rivista :" Il Medico Omeopata" (v. n. di Marzo c. a.), sarà meglio.
           Per chi è interessato alla questione dell'efficacia dei rimedi omeopatici, con buona pace dei fondamentalisti dell'allopatia, l'articolo che vi invio in allegato riguarda un convegno  di Medicina Omeopatica con la partecipazioni di fisici nucleari che hanno  constatato modificazioni
ministrutturali (cioè a livello di particelle sub atomiche dell'acqua  nella quale  il soluto è stato trattato con  le "succussioni" ecc, come si fa per la preparazione dei rimedi omeopatici), che ne documenterebbero  l'efficacia, peraltro  constatata in oltre due secoli, clinicamente non solo negli umani, ma anche  in campo veterinario per malattie molto gravi, dalla tubercolosi
al carbonchio e alla peste suina.
            Ciò allarmerà ancora di più le case farmaceutiche.
            Anche se  i rimedi omeopatici  vengono prodotti pure da ditte farmaceutiche, la relativa pratica  degli omeopati costa perché  sono, a loro rischio e pericolo, dei liberi professionisti, mentre con un tubetto di un rimedio omeopatico (specialmente dalla Scuola "unicista", ossia che prescrive un solo rimedico) si potrebbe curare  più d'una famiglia e per lungo tempo: se il rimedico viene tenuto al riparo da fonti di radiazioni (cellulari ecc.) con le consuete precauzioni di tutte  le sostanze  attive ecc. praticamente non scade.

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