sabato 28 giugno 2014

Ma il premier è un tagliatore di teste o è solo un’impressione? di Antonio Bartalotta

A seguito dell’elaborazione del Decreto Legge per la riforma della PA, molti Enti rischiano di sparire insieme a tutti i dipendenti che ne fanno parte. Chi ha espresso fiducia a Matteo Renzi nelle ultime consultazioni elettorali europee ora si trova davanti alla possibilità di perdere il posto di lavoro proprio attraverso una sua disposizione rivolta, secondo lui, alla individuazione dei cosiddetti sprechi della Pubblica Amministrazione o meglio, alla ricerca dei “baracconi” da cancellare con l’ottica di una riorganizzazione più oculata che contribuisca a risanare il bilancio dello Stato. E’ facilmente immaginabile il pensiero di quell’elettore che nella cabina elettorale ha affisso la sua X sul partito dell’attuale premier: “ma che l’ho votato a fare?”. A seguito di tali disposizioni è molto probabile che alcuni degli Enti coinvolti possano essere cancellati e, nella migliore delle ipotesi, alcuni potrebbero vedersi ridisegnata la propria mission, ma con conseguente riorganizzazione del personale. Ma c’è una differenza sostanziale tra Ente ed Ente. In alcuni, dove nello Statuto è chiara la natura giuridica privata, la questione si fa certamente più seria e pericolosa. In caso di scioglimento dell’Ente, i dipendenti non potranno essere “ricollocati” nelle varie strutture della Pubblica Amministrazione, anche se i Soci sono pubblici, se non attraverso un decreto predisposto ad hoc, ma non è cosa facile anche perché chi è dipendente della PA lo è perché è vincitore di un concorso pubblico e potrebbe suonargli male il fatto di vedere entrare personale, magari più qualificato, ed assumere ruoli più importanti del proprio. Mentre per quegli Enti, la cui natura giuridica è pubblica, tale operazione si potrà effettuare ed i relativi dipendenti, anche in caso di scioglimento, potranno fare sonni tranquilli in quanto il loro posto di lavoro sarà salvaguardato e ampiamente blindato, saranno però soggetti a subire la prevista mobilità che li costringerà a trasferirsi dove c’è bisogno della loro professionalità. E’ diffuso il pensiero, vista la volontà del premier di muoversi in questo senso, che invece di dare una mano ai lavoratori precari, come più volte si era pronunciato al momento del suo insediamento, rischia seriamente di far perdere il lavoro a loro, invece di ricercare possibilità per stabilizzarli, ed anche chi ce l’ha già! Un paradosso veramente molto complicato o c’è dell’altro? Forse il premier ha capito che fare il tagliatore di teste in ambiente “pubblica amministrazione e dintorni” possa far accrescere l’apprezzamento degli elettori nei suoi confronti. Probabilmente ha intenzione di catturare le dichiarazioni di Grillo appropriandosene, considerato che i proclami sulla diminuzione degli sprechi vanno di moda e fanno ricevere facilmente il consenso dell’elettore. Ma non è opportuno fare di tutta l’erba un fascio per raggiungere obiettivi di natura “personale”. Ma perché invece di operare in questo senso il premier non guarda prima nei palazzi del potere dove è facilmente individuabile il vero spreco? Troppo facile, un giorno un defenestrato di oggi potrebbe creargli problemi a seguito delle repentine variazioni a cui è esposto lo scenario politico italiano. E allora chi ha veramente la faccia pulita? Dove stanno le buone intenzioni? Tutto si riconduce ad inciuci ed inciucetti che non fanno bene al nostro Paese. Non abbiamo bisogno di sentire dichiarazioni eclatanti o di vedere gente che perde il posto di lavoro e altri che non hanno alcuna possibilità di essere stabilizzati seppur con alle spalle anni e anni di contratti di natura temporanea. Vogliamo una riforma della PA che migliori i servizi, vogliamo più limpidezza e sincerità nelle disposizioni che vengono emanate, non vogliamo false affermazioni ottimistiche, né illusioni! Il popolo italiano è stanco e la pazienza sta veramente per esaurirsi. Non c’è bisogno di tagliatori di teste, ma di chi crea occupazione e di chi garantisca il posto di lavoro. Non vogliamo che qualcuno persegui come al solito i propri interessi anche se in un modo diverso da chi lo ha preceduto. Non vogliamo più pronunciare la frase “tanto sono tutti uguali” perché abbiamo bisogno di qualcuno che non sia “uguale”, di qualcuno che ci tiri fuori da questa difficile situazione e che garantisca il nostro futuro e quello dei nostri figli, ma se queste sono le premesse, siamo veramente molto lontani, anche dalla sola speranza di vivere un futuro migliore. Ma forse ci sbagliamo ad interpretare questa riforma della PA in questo modo, forse è solo una impressione perché già “scottati” dal passato e vorremmo che questa sensazione rappresentasse la speranza più concreta che ci potrà condurre a respirare veramente un’aria nuova ed a restituirci un Italia degna del suo popolo. 

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