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mercoledì 30 agosto 2017
martedì 14 giugno 2016
Startupbootcamp
FoodTech
Startupbootcamp
è la principale organizzazione europea nella gestione di programmi di
accelerazione. Il suo fine è quello di collegare le startup con le imprese
leader nel settore di riferimento. E’ attualmente presente in tutto il mondo
con 14 programmi verticali in Europa, negli USA, a Singapore e piani di
espansione anche in riferimento ad altri continenti. E’ tra le poche
organizzazioni che, nate in Europa, contendono il primato ai competitor oltre
l’Atlantico attraverso programmi molto ambiziosi, ad esempio, a New York e
Miami. L’organizzazione in oggetto ha recentemente lanciato a Roma
Startupbootcamp FoodTech, il primo acceleratore globale indipendente dedicato
al foodtech nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli
altri, Paolo Cuccia, (presidente della Gambero Rosso) come presidente e
cofondatore; Peter Kruger (manager ed imprenditore seriale), come
Amministratore Delegato; Luigi Capello, (CEO di LVenture Group), come
Amministratore Delegato. Si tratta di un’iniziativa strategica per il settore
di riferimento e l’Italia. La sfida è quella di fare del nostro Paese una
fucina di idee, stimoli nell’ ambito del foodtech in cui siamo tra i
protagonisti a livello internazionale e dell’eccellenza in riferimento
all’agroalimentare. Un aspetto importante da sottolineare in riferiemto a
Startupbootcamp FoodTech è che si tratta di un acceleratore globale
indipendente, ovvero non è emanazione di una data struttura economica che si
occupa di foodtech nel mondo. E’ da evidenziare anche la trasparenza
dell’iniziativa, ad esempio, viene pubblicato il contratto di investimento fin
dall’inizio in modo che esso sia conoscibile da tutte le startup da subito.
Considerazioni analoghe sono valide anche in riferimento a tutti i dati di
performance dei diversi programmi di accelerazione che sono pubblicamente
disponibili sul sito. Uno dei punti di forza e di maggiore interesse di
Startupbootcamp FoodTech è la rete di mentor, partner, business angel di
altissimo livello come, ad esempio, Facebook, Amazon, Cisco, Google, Intel,
Gambero Rosso, LVenture Group, Monini, Cisco, M3 Investimenti. Tra tutte le
startup che invieranno richiesta di partecipazione ne verranno selezionate 10.
Ad esse verranno forniti i seguenti supporti: 3 + 3 mesi di postazione in open
space; € 15k in contanti per team; € 400.000 + in servizi; introduzioni a
100+ Business Angels e fondi di Venture Capital; invito al network di ex alunni
del programma di crescita globale Startupbootcamp e, in particolare, il “timbro
di garanzia” dell’acceleratore numero uno in Europa. A conferma della vocazione
mondiale dell’iniziativa, Startupbootcamp FoodTech ha anche annunciato il suo
2016 FastTrack World Tour 2016, un tour di 10 eventi per coinvolgere i 10
ecosistemi FoodTech selezionati nel corso di questo anno come i migliori del
mondo. Il tour internazionale è sostenuto a livello globale da Cisco e da partner
strategici in ogni città. Le città coinvolte sono: Londra, Berlino, Bangalore,
Silicon Valley, New York, Amsterdam, Parigi, Istanbul, Roma (4 luglio), Milano
(13 settembre). Il termine per la presentazione delle domande è il 19
settembre.
mercoledì 20 aprile 2016
La strada del successo
La MakerFaire, tenutasi a Roma
nell’ottobre del 2015, è stata la più grande fiera europea dedicata
all’innovazione. All’evento, fortemente voluto da Asset Camera, l’agenzia
speciale della Camera di Commercio di Roma, hanno partecipato piccoli inventori
e multinazionali. Tra le seconde si ricorda Cobobuy, la più grande società di
e-commerce di componenti elettroniche della Cina che ha scelto l’Italia per il
lancio internazionale di IngDan. Essa è la piattaforma che mette in relazione
gli innovatori con i produttori e distributori del più grande mercato hardware
al mondo di IoT (Internet of Things), quello cinese. Per internet delle cose si
intende, sostanzialmente, la rete globale degli oggetti connessi tra di loro
attraverso sensori e reti wireless. Queste interazioni consentono di cambiare
le funzioni delle cose, ad esempio, vi sono indumenti che oltre ad essere capi
di abbigliamento consentono di monitorare in tempo reale le condizioni sia
degli ambienti di lavoro, sia di quelle dei lavoratori. Nel corso della
MakerFaire, la IngDan ha offerto preziose opportunità lavorative lanciando un
concorso che avrebbe premiato i migliori progetti presentati in occasione della
fiera romana. Essi sono stati scelti da una giuria altamente qualificata
che si è recentemente riunita nel contest #RoadToSuccess
nello storico Tempio di Adriano. I quattro progetti vincitori sono stati: Get,
un bracciale wearable che semplica e accelera l’interazione tra l’utente e i
suoi devices utilizzati nella vita quotidiana; Horus,
un dispositivo indossabile sviluppato per assistere persone cieche e ipovedenti
durante l’arco della giornata; Archon, un software
capace di coordinare e programmare in modo automatico il volo di droni multipli
con lo streaming in tempo reale dei dati raccolti durante la ricognizione; Iomote,
una piattaforma end-to-end per l’ IoT professionale per i system integrators.
Nel corso dell’evento abbiamo chiesto a Marco Mistretta, CEO della IngDan,
quale sia l’aspetto di novità di “RoadToSuccess”. “La
IngDan ha proposto questa selezione di 20 finalisti, tutti italiani, tra i più
di 600 partecipanti al concorso che hanno inviato il loro progetto di IoT. Ai 4
vincitori offriremo l’opportunità di essere promossi attraverso l’IngDan
Catalogue che raccoglie l’eccellenza nell’IoT a livello internazionale e,
sempre gratuitamente, di esporre i loro prodotti all’interno dell’IngDan
Experience Center di Shenzhen, Pechino ed Hong Kong. Si tratta di una novità
assoluta perché generalmente, alle start up, vengono forniti investimenti
finanziari o servizi, noi offriamo l’opportunità di una corsia agevolata per
l’ingresso e la crescita nel mercato cinese. Inoltre, uno dei nostri asset
fondamentali, è la difesa della proprietà intellettuale. Perché
avete scelto l’Italia per il vostro lancio internazionale e cosa potete offrire
ai nostri artigiani digitali? L’Italia, per IngDan, non è solo
sinonimo di cibo e moda, ma è anche il Paese con 22 distretti industriali.
Questo significa, per noi, poter offrire alle startup la possibilità di
coniugare la tecnologia, il design, il senso estetico con le grandi fabbriche,
i grandi produttori cinesi per accrescere la propria competitività sui mercati
internazionali e diventare protagonisti nel nuovo grande mercato dell’IoT. Cos’è
l’innovazione per IngDan? “Si tratta della capacità di unire
quello che, fino ad oggi, è stato considerato solo come hardware, con i servizi
che possono essere offerti su internet, il fine è quello di fornire soluzioni
che permettano ai produttori digitali di essere globali soddisfacendo i bisogni
di quote crescenti di nuovi consumatori. La Cina è ormai lontana da certi
stereotipi consolidati, come si dovrebbe affrontare un mercato così grande e
variegato? La Cina è il più grande mercato al mondo per
l’hardware, sia in termini di produzione, sia di consumo, per penetrare in esso
è opportuno affiancarsi ad un partner locale. In questo senso IngDan può essere
un interlocutore privilegiato.
Fiorella Ialongo
giovedì 30 luglio 2015
Lidu contro il mobbing
martedì 31 marzo 2015
Business con l'Oriente
Etichette:
Fiorella Ialongo,
Osservatorio Internazionale
lunedì 9 marzo 2015
Etichette:
Fiorella Ialongo,
Osservatorio Internazionale
venerdì 24 gennaio 2014
Articoli scuola di giornalismo - Fiorella Ialongo
Il volontariato contro la violenza
Parlare del problema della violenza sulle donne
non è agevole. Il rischio è quello di limitarsi a formulare condanne su cui
tutti sono d’accordo quando le vittime hanno soprattutto bisogno di azioni
concrete in loro aiuto. In questa linea si pone il convegno organizzato dall’Anteas unitamente a CISL, FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la
violenza: azioni e proposte per difendere la dignità delle donne”. In questa
occasione è stata presentata la “Dichiarazione di intenti” sottoscritta dalle
sigle precedentemente citate. Essa parte dalla constatazione che non esistono ancora
percorsi operativi coordinati, consolidati e condivisi tra tutte le forze che
possono entrare in gioco nei casi di violenza sulle donne, sui bambini, sugli
anziani e, più in generale, sui soggetti più deboli. Il riferimento è, ad
esempio, alle forze dell’ ordine, ai servizi sociali, agli ospedali (ai loro
pronto soccorso), alle associazioni di volontariato che offrono sostegno
psicologico, giuridico, la cui azione potrebbe essere potenziata da un sistema
di risposte integrato, differenziato e flessibile rispetto alle diversità delle
domande dei soggetti cui è diretto. Questa presa di coscienza si pone
all’interno del processo di cambiamento della concezione di violenza che il
Parlamento italiano ha colto e promosso con recenti disposizioni legislative (come
quella contro lo stalking). Il termine processo non è casuale in quanto denota
il carattere di successione di diversi fenomeni legati fra loro e lascia spazi
aperti per indagini successive. Un primo riferimento in questo senso è stato
evidenziato, nel convegno, dalla presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella
Moscatelli, la quale ha affermato che la donna vittima di una violenza dovrebbe
essere riconosciuta come persona nella sua individualità e non come mera
portatrice di un disagio. Questa significa cercare di elaborare interventi più
complessi, superando quelli centrati esclusivamente sull’individuo, come la
psicoterapia, a favore di quelli che considerano anche il contesto familiare e
quello sociale di cui la vittima fa parte. In altri termini, si tratta di
favorire un cambiamento culturale che è stato precisato dagli interventi
successivi di Arnaldo Chianese, presidente ANTEAS, Paola Panerai,
vicepresidente ANTEAS, Linda Sabbadini, dirigente ISTAT, Maria Trentin,
Coordinamento Donne FNP – CISL Nazionale, Liliana Ocmin, segretario nazionale
CISL, Ermenegildo Bonfanti, Segretario generale FNP – CISL, Francesco Cirillo,
vicecapo Polizia di Stato. Il volontariato ed il sindacato producendo “beni
relazionali” (cioè di relazione tra persone) costituiscono alcuni degli attori
principali delle politiche a favore delle categorie svantaggiate poiché, nella
stragrande maggioranza dei casi, le vittime di violenza (donne, bambini,
anziani) vivono in una situazione di solitudine relativa, sono cioè privi di una
rete relazionale che li possa proteggere. Ne deriva che un’azione mirata nei
loro confronti comporta su un piano individuale: 1) di favorire un processo di
consapevolezza passando da una condizione che loro ritengono di “inferiorità”
ad una percezione di sé positiva e ad una presa di coscienza dei propri
diritti. Su un piano collettivo, al volontariato ed ai sindacati è richiesto di
porsi come “area di mediazione” per i seguenti, possibili interventi:
rilevazione del disagio e progettazione degli interventi; promozione della
collaborazione tra i soggetti istituzionali e altri di solidarietà sociale;
valutazione, monitoraggio e verifica di esperienze; promozione di iniziative di
formazione e sensibilizzazione in collaborazione con altre istituzioni, in primis la scuola. Il frutto di
quest’azione sinergica potrà produrre un bene che sarà sociale non tanto per le
sue caratteristiche intrinseche, ma per il processo che lo avrà generato. In
altri termini, la realizzazione di un “prodotto sociale” è l’individuazione ed
il consolidamento di connessioni e scambi finalizzato all’ empowerment da intendersi non come processo di un aumento di potere
di un individuo su un altro, ma nella prospettiva delineata precedentemente,
alla consapevolezza che l’ambiente non è un’alterità ostile ma può svelare
aperture e possibilità. In questa linea merita particolare attenzione il
decreto legislativo che ha eliminato la distinzione tra figli legittimi e
naturali che è stato illustrato, nel corso del convegno, dal Sottosegretario al
Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha personalmente seguito
l’iter parlamentare del provvedimento.
Il decreto legislativo sulla filiazione
Nel corso del convegno organizzato dall’Anteas
unitamente a CISL, FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza:
azioni e proposte per difendere la dignità delle donne” è stata evidenziata
l’importante riforma sulla filiazione. Essa è stata illustrata dal
Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha affermato
che è finalmente scomparsa dall’ordinamento giuridico italiano la distinzione
tra figli legittimi e naturali che è stata sostituita da quella unica di
figlio. Non vi sono più “fratelli” e “fratellastri”. E’ un cambiamento
linguistico frutto di una lunga e difficile battaglia culturale e giuridica che
affonda le sue radici nella struttura normativa del Codice civile del 1942.
Esso poneva sostanzialmente un’ accentuata dualità tra i figli di coniugi
sposati e non, evidenziando la propria propensione per la famiglia fondata sul
matrimonio. La conseguenza, di diritto e di fatto, era che i figli legittimi
(ossia con genitori legati da un vincolo ufficiale) godevano di una serie di
prerogative a danno di quelli naturali (ovvero di genitori non sposati). Un
esempio esplicativo riguardava il “diritto di commutazione”, ossia la
possibilità di liquidare la quota spettante al figlio naturale da parte di
quello legittimo, escludendo il “fratellastro” dall’asse ereditario. Questo
stato di cose corrispondeva ad una evidente discriminazione che si è cercato di
eliminare, in parte, sia con l’art. 30 della Costituzione, sia con la riforma
del diritto di famiglia del 1975. Tuttavia le differenze, per quanto limate,
persistevano. La nostra legislazione continuava a non considerare i continui e
profondi cambiamenti nella società, che sempre più figli nascevano fuori dal
matrimonio, erano adottati o concepiti con l’ausilio di tecniche di
fecondazione assistita. Con il provvedimento legislativo del Governo si è
inteso eliminare le discriminazioni, ora i figli sono uguali, senza aggettivi.
Alla base di questa riforma non vi è solo una diversa concezione della
famiglia, ma anche un differente approccio giuridico. Al centro della normativa
vi è la tutela del figlio il quale, se ha compiuto dodici anni o anche meno se
è in grado di discernimento, deve essere ascoltato su tutti i temi che lo
riguardano come, ad esempio, sullo stabilire il genitore affidatario.
Attraverso questa riforma si sono riallineate le norme del nostro diritto
civile a quelle internazionali, ossia alle previsioni dell’art. 2 della
Convenzione di New York del 1989 in riferimento all’ascolto del fanciullo e
dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 1996 in tema di esercizio dei
diritti del fanciullo. Una conseguenza di questo diverso approccio è il
cambiamento terminologico legislativo di potestà genitoriale (potestà dei
genitori di proteggere, educare e tutelare gli interessi dei figli) in
responsabilità genitoriale che definisce in maniera più adeguata l’impegno dei
genitori e pone in risalto il superiore interesse dei figli minori.
Un altro aspetto fondamentale del provvedimento
in esame è che il Governo ha esercitato la sua delega garantendo la piena
uguaglianza, anche ai fini ereditari, dei figli, compresi quelli adottivi.
Inoltre, le norme relative alla filiazione producono effetti successori nei
confronti di tutti i parenti e non solo rispetto ai genitori.
In questa linea è da evidenziare un’ ulteriore
progresso rispetto alla legislazione precedente. In essa non vi era
parificazione parentale come nipoti, cugini. Con quella attuale, i figli sono,
per diritto, parenti dei parenti di entrambi i genitori. Ai nonni, in
particolare, è riconosciuto il diritto ad avere rapporti significativi con i
nipoti ed agire in giudizio per la tutela di questo diritto. E’ una conquista,
come ha affermato il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria
Ferri, frutto della forte determinazione dei nonni “illegittimi” che hanno
chiesto strumenti giuridici che assicurassero loro la possibilità di
frequentare e di occuparsi almeno per un poco dei nipoti, anche nel caso in cui
i rapporti con i genitori siano compromessi.
Cities for life
Il 29 novembre la Comunità di S. Egidio nelle
sale del Campidoglio ha promosso l’ VIII Meeting Internazionale “No justice
without life”, un summit internazionale per l’abolizione della pena di morte.
All’ evento hanno partecipato il presidente del Senato Pietro Grasso, il
sindaco di Roma Ignazio Marino, il presidente della Comunità di S. Egidio Marco
Impagliazzo, il rappresentante speciale per i diritti umani della Commissione
europea Stavros Lambrinidis, ministri della Giustizia e rappresentanti di 22
Nazioni. Il Meeting rappresenta un consolidato appuntamento in cui giuridici,
politici ed importanti esponenti della società civile di diversi Stati si sono
confrontati ed hanno individuato gli obiettivi da cercare di raggiungere nel
corso dell’anno. Dalla discussione sono emerse alcune importanti
considerazioni. La prima è che l’abolizione della pena di morte è una meta talmente grande, che
principalmente attraverso uno sforzo comune è possibile sensibilizzare le
coscienze dei cittadini e costituire gruppi in grado di esercitare una
pressione sui politici per farla abrogare. In questa direzione è stata
promossa, dalla Comunità di S. Egidio, la “Giornata internazionale Città per la
vita, contro la pena di morte” per il 30 novembre. Essa ha visto la
partecipazione di oltre 1600 città, fra cui vi sono 70 capitali. Ognuna di esse
ha offerto il proprio contributo in modo diverso, ad esempio attraverso una
marcia, una raccolta di firme. A Roma vi è stata l’illuminazione speciale del
Colosseo con testimonianze del Braccio della Morte e di persone fortemente
impegnate nella Campagna per l’abolizione della pena di morte. Un’altra
importante considerazione emersa in occasione del Meeting è che prevedere la
pena di morte significa, di fatto, far dipendere la vita di un individuo
dall’altrui volontà. Essa può essere orientata da un desiderio legittimo
(combattere la delinquenza, il narcotraffico) , ma accettare questa sanzione
significa introdurre l’idea che l’esistenza in vita possa dipendere da una
serie di condizioni che la permettano. Ieri la purezza razziale, oggi la
condivisione al regime e domani? Se quindi nessuno potrebbe condannare a morte
(sia pure per plausibili motivazioni), il diritto alla vita è inalienabile.
Inoltre, il dominio assoluto sulla vita altrui darebbe alla libertà umana un
carattere di incontestabile arbitrarietà. In questa linea, quando la Comunità
di S. Egidio dichiara che il rispetto incondizionato del diritto alla vita di
ogni persona è uno dei pilastri su cui si regge ogni società civile, vuole
semplicemente promuovere uno Stato umano. Uno Stato che riconosca come suo
primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona, specialmente
di quella più debole.
Fiorella Ialongo
sabato 14 dicembre 2013
Myanmar (ex Birmania): una nuova frontiera di Fiorella Ialongo
Il Governo italiano sta cercando di
rafforzare le relazioni diplomatiche e
commerciali con il Myanmar (ex Birmania). In questa linea, tra le iniziative
realizzate, merita particolare attenzione il convegno dal titolo: “Diplomazia per la crescita sostenibile”. Essa è stata
promossa dai Ministeri italiani degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico
in collaborazione con l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo
Economico) e l’Osservatorio Asia (organismo che analizza i rapporti economici
Italia – Asia). All’evento hanno partecipato il Ministro degli Esteri italiano
Emma Bonino, il Ministro dello Sviluppo birmano Aung Naing Oo, il Ministro del
Commercio birmano Aung Soe, esponenti di primo piano dell’OCSE, della
Confindustria, dell’ENI, oltre ad alti rappresentanti dell’economia italiani e
birmani. L’oggetto della conferenza è stato il Myanmar come nuova frontiera
asiatica. In altri termini, dopo un lungo isolamento, l’ ex Birmania ha avviato
un processo di apertura sia interno, sia esterno che ha prodotto la completa
abolizione delle sanzioni che l’ U.E. aveva posto nei suoi confronti (aprile del 2013). È un
risultato frutto sia dell’impegno e della forte determinazione dell’attuale Presidente
birmano U Thein Sein, sia di un atteggiamento più consapevole nei confronti dei diritti umani che ha
permesso libere elezioni. In questo quadro il rafforzamento dei rapporti
bilaterali tra Italia e Myanmar consente,
all’ex Birmania, di favorire il processo democratico attraverso un
miglioramento delle condizioni di vita della popolazione grazie agli
investimenti esteri in settori produttivi. L’Italia, oltre ad un rilievo
diplomatico, potrebbe consentire alle proprie aziende una penetrazione più
agevole in un mercato dalle buone potenzialità. Attualmente l’interscambio commerciale
tra il nostro Paese ed il Myanmar non è molto consistente per i motivi esposti
precedentemente, ma vi sono solide basi per un rafforzamento futuro. Il Myanmar
ha due punti di forza. Il primo sono le risorse minerarie, il petrolio ed il
gas. Per questo è oggetto di forte interesse da parte di compagnie petrolifere
internazionali tra cui emerge l’Eni che aspira a diventare interlocutore
privilegiato. Il secondo è nell’età media della popolazione che è molto bassa.
Questa giovane percentuale, indice di un “surplus di manodopera”, di una notevole forza lavoro attiva sostanzialmente a basso costo, può rappresentare un elemento positivo di sviluppo come nel caso della Cina anni or sono. Per favorire la sua crescita economica il Governo del Myanmar sta cercando di attrarre investimenti soprattutto nei settori delle costruzioni, dei servizi di informazione e comunicazione attraverso leggi ad hoc. Inoltre, per favorire uno sviluppo sostenibile ha adottato le linee guida dell’ OCSE destinate alle imprese multinazionali. Riguardo alle società ed investitori italiani, le migliori opportunità sono nei settori alberghiero e della ristorazione per chi intende valorizzare il grande patrimonio storico birmano e le migliaia di chilometri di coste, i prodotti dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura. In una fase successiva sarebbe possibile avviare altre attività collegate a quelle precedentemente elencate come la costituzione di una filiera per la lavorazione e raffinazione delle materie prime e loro commercializzazione. Un ultimo aspetto da evidenziare è che l’interesse dell’ Italia al rafforzamento delle relazioni diplomatiche ed economiche con il Myanmar è dato dal fatto che esso è membro dell’ASEAN (libero scambio tra Brunei, Indonesia, Malaysia,
Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam, Laos e Myanmar) di cui l’ex Birmania assumerà la presidenza l’anno prossimo analogamente all’Italia con l’Unione Europea. Una coincidenza che potrà essere positiva per entrambi i Paesi.
Fiorella Ialongo
Questa giovane percentuale, indice di un “surplus di manodopera”, di una notevole forza lavoro attiva sostanzialmente a basso costo, può rappresentare un elemento positivo di sviluppo come nel caso della Cina anni or sono. Per favorire la sua crescita economica il Governo del Myanmar sta cercando di attrarre investimenti soprattutto nei settori delle costruzioni, dei servizi di informazione e comunicazione attraverso leggi ad hoc. Inoltre, per favorire uno sviluppo sostenibile ha adottato le linee guida dell’ OCSE destinate alle imprese multinazionali. Riguardo alle società ed investitori italiani, le migliori opportunità sono nei settori alberghiero e della ristorazione per chi intende valorizzare il grande patrimonio storico birmano e le migliaia di chilometri di coste, i prodotti dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura. In una fase successiva sarebbe possibile avviare altre attività collegate a quelle precedentemente elencate come la costituzione di una filiera per la lavorazione e raffinazione delle materie prime e loro commercializzazione. Un ultimo aspetto da evidenziare è che l’interesse dell’ Italia al rafforzamento delle relazioni diplomatiche ed economiche con il Myanmar è dato dal fatto che esso è membro dell’ASEAN (libero scambio tra Brunei, Indonesia, Malaysia,
Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam, Laos e Myanmar) di cui l’ex Birmania assumerà la presidenza l’anno prossimo analogamente all’Italia con l’Unione Europea. Una coincidenza che potrà essere positiva per entrambi i Paesi.
Fiorella Ialongo
giovedì 5 dicembre 2013
Articoli scuola giornalismo
Il volontariato contro la violenza
Parlare del problema della violenza sulle donne non è agevole. Il
rischio è quello di limitarsi a formulare condanne su cui tutti sono d’accordo
quando le vittime hanno soprattutto bisogno di azioni concrete in loro aiuto.
In questa linea si pone il convegno organizzato dall’ Anteas unitamente a CISL,
FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza: azioni e proposte
per difendere la dignità delle donne”. In questa occasione è stata presentata
la “Dichiarazione di intenti” sottoscritta dalle sigle precedentemente citate.
Essa parte dalla constatazione che non esistono ancora percorsi operativi
coordinati, consolidati e condivisi tra tutte le forze che possono entrare in
gioco nei casi di violenza sulle donne, sui bambini, sugli anziani e, più in
generale, sui soggetti più deboli. Il riferimento è, ad esempio, alle forze dell’
ordine, ai servizi sociali, agli ospedali (ai loro pronto soccorso), alle
associazioni di volontariato che offrono sostegno psicologico, giuridico, la
cui azione potrebbe essere potenziata da un sistema di risposte integrato,
differenziato e flessibile rispetto alle diversità delle domande dei soggetti
cui è diretto. Questa presa di coscienza si pone all’interno del processo di
cambiamento della concezione di violenza che il Parlamento italiano ha colto e
promosso con recenti disposizioni legislative (come quella contro lo stalking).
Il termine processo non è casuale in quanto denota il carattere di successione
di diversi fenomeni legati fra loro e lascia spazi aperti per indagini
successive. Un primo riferimento in questo senso è stato evidenziato, nel
convegno, dalla presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella Moscatelli, la
quale ha affermato che la donna vittima di una violenza dovrebbe essere
riconosciuta come persona nella sua individualità e non come mera portatrice di
un disagio. Questa significa cercare di elaborare interventi più complessi,
superando quelli centrati esclusivamente sull’individuo, come la psicoterapia,
a favore di quelli che considerano anche il contesto familiare e quello sociale
di cui la vittima fa parte. In altri termini, si tratta di favorire un
cambiamento culturale che è stato precisato dagli interventi successivi di
Arnaldo Chianese, presidente ANTEAS, Paola Panerai, vicepresidente ANTEAS,
Linda Sabbadini, dirigente ISTAT, Maria Trentin, Coordinamento Donne FNP – CISL
Nazionale, Liliana Ocmin, segretario nazionale CISL, Ermenegildo Bonfanti,
Segretario generale FNP – CISL, Francesco Cirillo, vicecapo Polizia di Stato.
Il volontariato ed il sindacato producendo “beni relazionali” (cioè di
relazione tra persone) costituiscono alcuni degli attori principali delle
politiche a favore delle categorie svantaggiate poiché, nella stragrande
maggioranza dei casi, le vittime di violenza (donne, bambini, anziani) vivono
in una situazione di solitudine relativa, sono cioè privi di una rete
relazionale che li possa proteggere. Ne deriva che un’azione mirata nei loro
confronti comporta su un piano individuale: 1) di favorire un processo di
consapevolezza passando da una condizione che loro ritengono di “inferiorità”
ad una percezione di sé positiva e ad una presa di coscienza dei propri
diritti. Su un piano collettivo, al volontariato ed ai sindacati è richiesto di
porsi come “area di mediazione” per i seguenti, possibili interventi:
rilevazione del disagio e progettazione degli interventi; promozione della
collaborazione tra i soggetti istituzionali e altri di solidarietà sociale;
valutazione, monitoraggio e verifica di esperienze; promozione di iniziative di
formazione e sensibilizzazione in collaborazione con altre istituzioni, in primis la scuola. Il frutto di
quest’azione sinergica potrà produrre un bene che sarà sociale non tanto per le
sue caratteristiche intrinseche, ma per il processo che lo avrà generato. In
altri termini, la realizzazione di un “prodotto sociale” è l’individuazione ed
il consolidamento di connessioni e scambi finalizzato all’ empowerment da intendersi non come processo di un aumento di potere
di un individuo su un altro, ma nella prospettiva delineata precedentemente,
alla consapevolezza che l’ambiente non è un’alterità ostile ma può svelare
aperture e possibilità. In questa linea merita particolare attenzione il
decreto legislativo che ha eliminato la distinzione tra figli legittimi e
naturali che è stato illustrato, nel corso del convegno, dal Sottosegretario al
Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha personalmente seguito
l’iter parlamentare del provvedimento.
Il decreto legislativo sulla filiazione
Nel corso del convegno organizzato dall’ Anteas unitamente a CISL, FNP
E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza: azioni e proposte per
difendere la dignità delle donne” è stata evidenziata l’importante riforma
sulla filiazione. Essa è stata illustrata dal Sottosegretario al Ministero
della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha affermato che è finalmente
scomparsa dall’ordinamento giuridico italiano la distinzione tra figli
legittimi e naturali che è stata sostituita da quella unica di figlio. Non vi
sono più “fratelli” e “fratellastri”. E’ un cambiamento linguistico frutto di una
lunga e difficile battaglia culturale e giuridica che affonda le sue radici
nella struttura normativa del Codice civile del 1942. Esso poneva
sostanzialmente un’ accentuata dualità tra i figli di coniugi sposati e non,
evidenziando la propria propensione per la famiglia fondata sul matrimonio. La
conseguenza, di diritto e di fatto, era che i figli legittimi (ossia con
genitori legati da un vincolo ufficiale) godevano di una serie di prerogative a
danno di quelli naturali (ovvero di genitori non sposati). Un esempio
esplicativo riguardava il “diritto di commutazione”, ossia la possibilità di
liquidare la quota spettante al figlio naturale da parte di quello legittimo,
escludendo il “fratellastro” dall’asse ereditario. Questo stato di cose
corrispondeva ad una evidente discriminazione che si è cercato di eliminare, in
parte, sia con l’art. 30 della Costituzione, sia con la riforma del diritto di
famiglia del 1975. Tuttavia le differenze, per quanto limate, persistevano. La
nostra legislazione continuava a non considerare i continui e profondi
cambiamenti nella società, che sempre più figli nascevano fuori dal matrimonio,
erano adottati o concepiti con l’ausilio di tecniche di fecondazione assistita.
Con il provvedimento legislativo del Governo si è inteso eliminare le
discriminazioni, ora i figli sono uguali, senza aggettivi. Alla base di questa
riforma non vi è solo una diversa concezione della famiglia, ma anche un
differente approccio giuridico. Al centro della normativa vi è la tutela del
figlio il quale, se ha compiuto dodici anni o anche meno se è in grado di
discernimento, deve essere ascoltato su tutti i temi che lo riguardano come, ad
esempio, sullo stabilire il genitore affidatario. Attraverso questa riforma si
sono riallineate le norme del nostro diritto civile a quelle internazionali,
ossia alle previsioni dell’art. 2 della Convenzione di New York del 1989 in
riferimento all’ascolto del fanciullo e dell’art. 6 della Convenzione di
Strasburgo del 1996 in tema di esercizio dei diritti del fanciullo. Una
conseguenza di questo diverso approccio è il cambiamento terminologico
legislativo di potestà genitoriale (potestà dei genitori di proteggere, educare
e tutelare gli interessi dei figli) in responsabilità genitoriale che definisce
in maniera più adeguata l’impegno dei genitori e pone in risalto il superiore
interesse dei figli minori.
Un altro aspetto fondamentale del provvedimento in esame è che il
Governo ha esercitato la sua delega garantendo la piena uguaglianza, anche ai
fini ereditari, dei figli, compresi quelli adottivi. Inoltre, le norme relative
alla filiazione producono effetti successori nei confronti di tutti i parenti e
non solo rispetto ai genitori.
In questa linea è da evidenziare un’ ulteriore progresso rispetto alla
legislazione precedente. In essa non vi era parificazione parentale come
nipoti, cugini. Con quella attuale, i figli sono, per diritto, parenti dei
parenti di entrambi i genitori. Ai nonni, in particolare, è riconosciuto il
diritto ad avere rapporti significativi con i nipoti ed agire in giudizio per
la tutela di questo diritto. E’ una conquista, come ha affermato il
Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, frutto della
forte determinazione dei nonni “illegittimi” che hanno chiesto strumenti
giuridici che assicurassero loro la possibilità di frequentare e di occuparsi
almeno per un poco dei nipoti, anche nel caso in cui i rapporti con i genitori
siano compromessi.
Cities for life
Il 29 novembre la Comunità di S. Egidio nelle sale del Campidoglio ha
promosso l’ VIII Meeting Internazionale “No justice without life”, un summit
internazionale per l’abolizione della pena di morte. All’ evento hanno
partecipato il presidente del Senato Pietro Grasso, il sindaco di Roma Ignazio
Marino, il presidente della Comunità di S. Egidio Marco Impagliazzo, il
rappresentante speciale per i diritti umani della Commissione europea Stavros
Lambrinidis, ministri della Giustizia e rappresentanti di 22 Nazioni. Il
Meeting rappresenta un consolidato appuntamento in cui giuridici, politici ed
importanti esponenti della società civile di diversi Stati si sono confrontati
ed hanno individuato gli obiettivi da cercare di raggiungere nel corso
dell’anno. Dalla discussione sono emerse alcune importanti considerazioni. La
prima è che l’abolizione della pena di
morte è una meta talmente grande, che principalmente attraverso uno sforzo
comune è possibile sensibilizzare le coscienze dei cittadini e costituire
gruppi in grado di esercitare una pressione sui politici per farla abrogare. In
questa direzione è stata promossa, dalla Comunità di S. Egidio, la “Giornata
internazionale Città per la vita, contro la pena di morte” per il 30 novembre.
Essa ha visto la partecipazione di oltre 1600 città, fra cui vi sono 70
capitali. Ognuna di esse ha offerto il proprio contributo in modo diverso, ad
esempio attraverso una marcia, una raccolta di firme. A Roma vi è stata
l’illuminazione speciale del Colosseo con testimonianze del Braccio della Morte
e di persone fortemente impegnate nella Campagna per l’abolizione della pena di
morte. Un’altra importante considerazione emersa in occasione del Meeting è che
prevedere la pena di morte significa, di fatto, far dipendere la vita di un
individuo dall’altrui volontà. Essa può essere orientata da un desiderio
legittimo (combattere la delinquenza, il narcotraffico) , ma accettare questa
sanzione significa introdurre l’idea che l’esistenza in vita possa dipendere da
una serie di condizioni che la permettano. Ieri la purezza razziale, oggi la
condivisione al regime e domani? Se quindi nessuno potrebbe condannare a morte
(sia pure per plausibili motivazioni), il diritto alla vita è inalienabile.
Inoltre, il dominio assoluto sulla vita altrui darebbe alla libertà umana un
carattere di incontestabile arbitrarietà. In questa linea, quando la Comunità
di S. Egidio dichiara che il rispetto incondizionato del diritto alla vita di
ogni persona è uno dei pilastri su cui si regge ogni società civile, vuole
semplicemente promuovere uno Stato umano. Uno Stato che riconosca come suo
primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona, specialmente
di quella più debole.
Fiorella Ialongo
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