Visualizzazione post con etichetta Fiorella Ialongo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fiorella Ialongo. Mostra tutti i post

martedì 14 giugno 2016

                                     Startupbootcamp FoodTech
Startupbootcamp è la principale organizzazione europea nella gestione di programmi di accelerazione. Il suo fine è quello di collegare le startup con le imprese leader nel settore di riferimento. E’ attualmente presente in tutto il mondo con 14 programmi verticali in Europa, negli USA, a Singapore e piani di espansione anche in riferimento ad altri continenti. E’ tra le poche organizzazioni che, nate in Europa, contendono il primato ai competitor oltre l’Atlantico attraverso programmi molto ambiziosi, ad esempio, a New York e Miami. L’organizzazione in oggetto ha recentemente lanciato a Roma Startupbootcamp FoodTech, il primo acceleratore globale indipendente dedicato al foodtech nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Cuccia, (presidente della Gambero Rosso) come presidente e cofondatore; Peter Kruger (manager ed imprenditore seriale), come Amministratore Delegato; Luigi Capello, (CEO di LVenture Group), come Amministratore Delegato. Si tratta di un’iniziativa strategica per il settore di riferimento e l’Italia. La sfida  è quella di fare del nostro Paese una fucina di idee, stimoli nell’ ambito del foodtech in cui siamo tra i protagonisti a livello internazionale e dell’eccellenza in riferimento all’agroalimentare. Un aspetto importante da sottolineare in riferiemto a Startupbootcamp FoodTech è che si tratta di un acceleratore globale indipendente, ovvero non è emanazione di una data struttura economica che si occupa di foodtech nel mondo. E’ da evidenziare anche la trasparenza dell’iniziativa, ad esempio, viene pubblicato il contratto di investimento fin dall’inizio in modo che esso sia conoscibile da tutte le startup da subito. Considerazioni analoghe sono valide anche in riferimento a tutti i dati di performance dei diversi programmi di accelerazione che sono pubblicamente disponibili sul sito. Uno dei punti di forza e di maggiore interesse di Startupbootcamp FoodTech è la rete di mentor, partner, business angel di altissimo livello come, ad esempio, Facebook, Amazon, Cisco, Google, Intel, Gambero Rosso, LVenture Group, Monini, Cisco, M3 Investimenti. Tra tutte le startup che invieranno richiesta di partecipazione ne verranno selezionate 10. Ad esse verranno forniti i seguenti supporti: 3 + 3 mesi di postazione in open space; € 15k in contanti per team; € 400.000  + in servizi; introduzioni a 100+ Business Angels e fondi di Venture Capital; invito al network di ex alunni del programma di crescita globale Startupbootcamp e, in particolare, il “timbro di garanzia” dell’acceleratore numero uno in Europa. A conferma della vocazione mondiale dell’iniziativa, Startupbootcamp FoodTech ha anche annunciato il suo 2016 FastTrack World Tour 2016, un tour di 10 eventi per coinvolgere i 10 ecosistemi FoodTech selezionati nel corso di questo anno come i migliori del mondo. Il tour internazionale è sostenuto a livello globale da Cisco e da partner strategici in ogni città. Le città coinvolte sono: Londra, Berlino, Bangalore, Silicon Valley, New York, Amsterdam, Parigi, Istanbul, Roma (4 luglio), Milano (13 settembre). Il termine per la presentazione delle domande è il 19 settembre.
                                                                               Fiorella Ialongo

mercoledì 20 aprile 2016

La strada del successo
La MakerFaire, tenutasi a Roma nell’ottobre del 2015, è stata la più grande fiera europea dedicata all’innovazione. All’evento, fortemente voluto da Asset Camera, l’agenzia speciale della Camera di Commercio di Roma, hanno partecipato piccoli inventori e multinazionali. Tra le seconde si ricorda Cobobuy, la più grande società di e-commerce di componenti elettroniche della Cina che ha scelto l’Italia per il lancio internazionale di IngDan. Essa è la piattaforma che mette in relazione gli innovatori con i produttori e distributori del più grande mercato hardware al mondo di IoT (Internet of Things), quello cinese. Per internet delle cose si intende, sostanzialmente, la rete globale degli oggetti connessi tra di loro attraverso sensori e reti wireless. Queste interazioni consentono di cambiare le funzioni delle cose, ad esempio, vi sono indumenti che oltre ad essere capi di abbigliamento consentono di monitorare in tempo reale le condizioni sia degli ambienti di lavoro, sia di quelle dei lavoratori. Nel corso della MakerFaire, la IngDan ha offerto preziose opportunità lavorative lanciando un concorso che avrebbe premiato i migliori progetti presentati in occasione della fiera romana. Essi sono stati scelti  da una giuria altamente qualificata che si è recentemente riunita nel contest #RoadToSuccess  nello storico Tempio di Adriano. I quattro progetti vincitori sono stati: Get, un bracciale wearable che semplica e accelera l’interazione tra l’utente e i suoi devices utilizzati nella vita quotidiana; Horus, un dispositivo indossabile sviluppato per assistere persone cieche e ipovedenti durante l’arco della giornata; Archon, un software capace di coordinare e programmare in modo automatico il volo di droni multipli con lo streaming in tempo reale dei dati raccolti durante la ricognizione; Iomote, una piattaforma end-to-end per l’ IoT professionale per i system integrators. Nel corso dell’evento abbiamo chiesto a Marco Mistretta, CEO della IngDan, quale sia l’aspetto di novità di “RoadToSuccess”. “La IngDan ha proposto questa selezione di 20 finalisti, tutti italiani, tra i più di 600 partecipanti al concorso che hanno inviato il loro progetto di IoT. Ai 4 vincitori offriremo l’opportunità di essere promossi attraverso l’IngDan Catalogue che raccoglie l’eccellenza nell’IoT a livello internazionale e, sempre gratuitamente, di esporre i loro prodotti all’interno dell’IngDan Experience Center di Shenzhen, Pechino ed Hong Kong. Si tratta di una novità assoluta perché generalmente, alle start up, vengono forniti investimenti finanziari o servizi, noi offriamo l’opportunità di una corsia agevolata per l’ingresso e la crescita nel mercato cinese. Inoltre, uno dei nostri asset fondamentali, è la difesa della proprietà intellettuale. Perché avete scelto l’Italia per il vostro lancio internazionale e cosa potete offrire ai nostri artigiani digitali? L’Italia, per IngDan, non è solo sinonimo di cibo e moda, ma è anche il Paese con 22 distretti industriali. Questo significa,  per noi, poter offrire alle startup la possibilità di coniugare la tecnologia, il design, il senso estetico con le grandi fabbriche, i grandi produttori cinesi per accrescere la propria competitività sui mercati internazionali e diventare protagonisti nel nuovo grande mercato dell’IoT. Cos’è l’innovazione per IngDan? “Si tratta della capacità di unire quello che, fino ad oggi, è stato considerato solo come hardware, con i servizi che possono essere offerti su internet, il fine è quello di fornire soluzioni che permettano ai produttori digitali di essere globali soddisfacendo i bisogni di quote crescenti di nuovi consumatori. La Cina è ormai lontana da certi stereotipi consolidati, come si dovrebbe affrontare un mercato così grande e variegato? La Cina è il più grande mercato al mondo per l’hardware, sia in termini di produzione, sia di consumo, per penetrare in esso è opportuno affiancarsi ad un partner locale. In questo senso IngDan può essere un interlocutore privilegiato.    

Fiorella Ialongo

venerdì 24 gennaio 2014

Articoli scuola di giornalismo - Fiorella Ialongo

Il volontariato contro la violenza
Parlare del problema della violenza sulle donne non è agevole. Il rischio è quello di limitarsi a formulare condanne su cui tutti sono d’accordo quando le vittime hanno soprattutto bisogno di azioni concrete in loro aiuto. In questa linea si pone il convegno organizzato dall’Anteas unitamente a CISL, FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza: azioni e proposte per difendere la dignità delle donne”. In questa occasione è stata presentata la “Dichiarazione di intenti” sottoscritta dalle sigle precedentemente citate. Essa parte dalla constatazione che non esistono ancora percorsi operativi coordinati, consolidati e condivisi tra tutte le forze che possono entrare in gioco nei casi di violenza sulle donne, sui bambini, sugli anziani e, più in generale, sui soggetti più deboli. Il riferimento è, ad esempio, alle forze dell’ ordine, ai servizi sociali, agli ospedali (ai loro pronto soccorso), alle associazioni di volontariato che offrono sostegno psicologico, giuridico, la cui azione potrebbe essere potenziata da un sistema di risposte integrato, differenziato e flessibile rispetto alle diversità delle domande dei soggetti cui è diretto. Questa presa di coscienza si pone all’interno del processo di cambiamento della concezione di violenza che il Parlamento italiano ha colto e promosso con recenti disposizioni legislative (come quella contro lo stalking). Il termine processo non è casuale in quanto denota il carattere di successione di diversi fenomeni legati fra loro e lascia spazi aperti per indagini successive. Un primo riferimento in questo senso è stato evidenziato, nel convegno, dalla presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella Moscatelli, la quale ha affermato che la donna vittima di una violenza dovrebbe essere riconosciuta come persona nella sua individualità e non come mera portatrice di un disagio. Questa significa cercare di elaborare interventi più complessi, superando quelli centrati esclusivamente sull’individuo, come la psicoterapia, a favore di quelli che considerano anche il contesto familiare e quello sociale di cui la vittima fa parte. In altri termini, si tratta di favorire un cambiamento culturale che è stato precisato dagli interventi successivi di Arnaldo Chianese, presidente ANTEAS, Paola Panerai, vicepresidente ANTEAS, Linda Sabbadini, dirigente ISTAT, Maria Trentin, Coordinamento Donne FNP – CISL Nazionale, Liliana Ocmin, segretario nazionale CISL, Ermenegildo Bonfanti, Segretario generale FNP – CISL, Francesco Cirillo, vicecapo Polizia di Stato. Il volontariato ed il sindacato producendo “beni relazionali” (cioè di relazione tra persone) costituiscono alcuni degli attori principali delle politiche a favore delle categorie svantaggiate poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, le vittime di violenza (donne, bambini, anziani) vivono in una situazione di solitudine relativa, sono cioè privi di una rete relazionale che li possa proteggere. Ne deriva che un’azione mirata nei loro confronti comporta su un piano individuale: 1) di favorire un processo di consapevolezza passando da una condizione che loro ritengono di “inferiorità” ad una percezione di sé positiva e ad una presa di coscienza dei propri diritti. Su un piano collettivo, al volontariato ed ai sindacati è richiesto di porsi come “area di mediazione” per i seguenti, possibili interventi: rilevazione del disagio e progettazione degli interventi; promozione della collaborazione tra i soggetti istituzionali e altri di solidarietà sociale; valutazione, monitoraggio e verifica di esperienze; promozione di iniziative di formazione e sensibilizzazione in collaborazione con altre istituzioni, in primis la scuola. Il frutto di quest’azione sinergica potrà produrre un bene che sarà sociale non tanto per le sue caratteristiche intrinseche, ma per il processo che lo avrà generato. In altri termini, la realizzazione di un “prodotto sociale” è l’individuazione ed il consolidamento di connessioni e scambi finalizzato all’ empowerment da intendersi non come processo di un aumento di potere di un individuo su un altro, ma nella prospettiva delineata precedentemente, alla consapevolezza che l’ambiente non è un’alterità ostile ma può svelare aperture e possibilità. In questa linea merita particolare attenzione il decreto legislativo che ha eliminato la distinzione tra figli legittimi e naturali che è stato illustrato, nel corso del convegno, dal Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha personalmente seguito l’iter parlamentare del provvedimento.

Il decreto legislativo sulla filiazione
Nel corso del convegno organizzato dall’Anteas unitamente a CISL, FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza: azioni e proposte per difendere la dignità delle donne” è stata evidenziata l’importante riforma sulla filiazione. Essa è stata illustrata dal Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha affermato che è finalmente scomparsa dall’ordinamento giuridico italiano la distinzione tra figli legittimi e naturali che è stata sostituita da quella unica di figlio. Non vi sono più “fratelli” e “fratellastri”. E’ un cambiamento linguistico frutto di una lunga e difficile battaglia culturale e giuridica che affonda le sue radici nella struttura normativa del Codice civile del 1942. Esso poneva sostanzialmente un’ accentuata dualità tra i figli di coniugi sposati e non, evidenziando la propria propensione per la famiglia fondata sul matrimonio. La conseguenza, di diritto e di fatto, era che i figli legittimi (ossia con genitori legati da un vincolo ufficiale) godevano di una serie di prerogative a danno di quelli naturali (ovvero di genitori non sposati). Un esempio esplicativo riguardava il “diritto di commutazione”, ossia la possibilità di liquidare la quota spettante al figlio naturale da parte di quello legittimo, escludendo il “fratellastro” dall’asse ereditario. Questo stato di cose corrispondeva ad una evidente discriminazione che si è cercato di eliminare, in parte, sia con l’art. 30 della Costituzione, sia con la riforma del diritto di famiglia del 1975. Tuttavia le differenze, per quanto limate, persistevano. La nostra legislazione continuava a non considerare i continui e profondi cambiamenti nella società, che sempre più figli nascevano fuori dal matrimonio, erano adottati o concepiti con l’ausilio di tecniche di fecondazione assistita. Con il provvedimento legislativo del Governo si è inteso eliminare le discriminazioni, ora i figli sono uguali, senza aggettivi. Alla base di questa riforma non vi è solo una diversa concezione della famiglia, ma anche un differente approccio giuridico. Al centro della normativa vi è la tutela del figlio il quale, se ha compiuto dodici anni o anche meno se è in grado di discernimento, deve essere ascoltato su tutti i temi che lo riguardano come, ad esempio, sullo stabilire il genitore affidatario. Attraverso questa riforma si sono riallineate le norme del nostro diritto civile a quelle internazionali, ossia alle previsioni dell’art. 2 della Convenzione di New York del 1989 in riferimento all’ascolto del fanciullo e dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 1996 in tema di esercizio dei diritti del fanciullo. Una conseguenza di questo diverso approccio è il cambiamento terminologico legislativo di potestà genitoriale (potestà dei genitori di proteggere, educare e tutelare gli interessi dei figli) in responsabilità genitoriale che definisce in maniera più adeguata l’impegno dei genitori e pone in risalto il superiore interesse dei figli minori.
Un altro aspetto fondamentale del provvedimento in esame è che il Governo ha esercitato la sua delega garantendo la piena uguaglianza, anche ai fini ereditari, dei figli, compresi quelli adottivi. Inoltre, le norme relative alla filiazione producono effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo rispetto ai genitori.
In questa linea è da evidenziare un’ ulteriore progresso rispetto alla legislazione precedente. In essa non vi era parificazione parentale come nipoti, cugini. Con quella attuale, i figli sono, per diritto, parenti dei parenti di entrambi i genitori. Ai nonni, in particolare, è riconosciuto il diritto ad avere rapporti significativi con i nipoti ed agire in giudizio per la tutela di questo diritto. E’ una conquista, come ha affermato il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, frutto della forte determinazione dei nonni “illegittimi” che hanno chiesto strumenti giuridici che assicurassero loro la possibilità di frequentare e di occuparsi almeno per un poco dei nipoti, anche nel caso in cui i rapporti con i genitori siano compromessi.

Cities for life
Il 29 novembre la Comunità di S. Egidio nelle sale del Campidoglio ha promosso l’ VIII Meeting Internazionale “No justice without life”, un summit internazionale per l’abolizione della pena di morte. All’ evento hanno partecipato il presidente del Senato Pietro Grasso, il sindaco di Roma Ignazio Marino, il presidente della Comunità di S. Egidio Marco Impagliazzo, il rappresentante speciale per i diritti umani della Commissione europea Stavros Lambrinidis, ministri della Giustizia e rappresentanti di 22 Nazioni. Il Meeting rappresenta un consolidato appuntamento in cui giuridici, politici ed importanti esponenti della società civile di diversi Stati si sono confrontati ed hanno individuato gli obiettivi da cercare di raggiungere nel corso dell’anno. Dalla discussione sono emerse alcune importanti considerazioni. La prima è che l’abolizione della  pena di morte è una meta talmente grande, che principalmente attraverso uno sforzo comune è possibile sensibilizzare le coscienze dei cittadini e costituire gruppi in grado di esercitare una pressione sui politici per farla abrogare. In questa direzione è stata promossa, dalla Comunità di S. Egidio, la “Giornata internazionale Città per la vita, contro la pena di morte” per il 30 novembre. Essa ha visto la partecipazione di oltre 1600 città, fra cui vi sono 70 capitali. Ognuna di esse ha offerto il proprio contributo in modo diverso, ad esempio attraverso una marcia, una raccolta di firme. A Roma vi è stata l’illuminazione speciale del Colosseo con testimonianze del Braccio della Morte e di persone fortemente impegnate nella Campagna per l’abolizione della pena di morte. Un’altra importante considerazione emersa in occasione del Meeting è che prevedere la pena di morte significa, di fatto, far dipendere la vita di un individuo dall’altrui volontà. Essa può essere orientata da un desiderio legittimo (combattere la delinquenza, il narcotraffico) , ma accettare questa sanzione significa introdurre l’idea che l’esistenza in vita possa dipendere da una serie di condizioni che la permettano. Ieri la purezza razziale, oggi la condivisione al regime e domani? Se quindi nessuno potrebbe condannare a morte (sia pure per plausibili motivazioni), il diritto alla vita è inalienabile. Inoltre, il dominio assoluto sulla vita altrui darebbe alla libertà umana un carattere di incontestabile arbitrarietà. In questa linea, quando la Comunità di S. Egidio dichiara che il rispetto incondizionato del diritto alla vita di ogni persona è uno dei pilastri su cui si regge ogni società civile, vuole semplicemente promuovere uno Stato umano. Uno Stato che riconosca come suo primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona, specialmente di quella più debole.  
   
Fiorella Ialongo  


sabato 14 dicembre 2013

Myanmar (ex Birmania): una nuova frontiera di Fiorella Ialongo





Il Governo italiano sta cercando di rafforzare le relazioni  diplomatiche e commerciali con il Myanmar (ex Birmania). In questa linea, tra le iniziative realizzate, merita particolare attenzione il convegno dal titolo: “Diplomazia per la crescita sostenibile”. Essa è stata promossa dai Ministeri italiani degli Affari Esteri e dello Sviluppo Economico in collaborazione con l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e l’Osservatorio Asia (organismo che analizza i rapporti economici Italia – Asia). All’evento hanno partecipato il Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, il Ministro dello Sviluppo birmano Aung Naing Oo, il Ministro del Commercio birmano Aung Soe, esponenti di primo piano dell’OCSE, della Confindustria, dell’ENI, oltre ad alti rappresentanti dell’economia italiani e birmani. L’oggetto della conferenza è stato il Myanmar come nuova frontiera asiatica. In altri termini, dopo un lungo isolamento, l’ ex Birmania ha avviato un processo di apertura sia interno, sia esterno che ha prodotto la completa abolizione delle sanzioni che l’ U.E. aveva posto nei suoi confronti (aprile del 2013). È un risultato frutto sia dell’impegno e della forte determinazione dell’attuale Presidente birmano U Thein Sein, sia di un atteggiamento più consapevole nei confronti dei diritti umani che ha permesso libere elezioni. In questo quadro il rafforzamento dei rapporti bilaterali tra Italia  e Myanmar consente, all’ex Birmania, di favorire il processo democratico attraverso un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione grazie agli investimenti esteri in settori produttivi. L’Italia, oltre ad un rilievo diplomatico, potrebbe consentire alle proprie aziende una penetrazione più agevole in un mercato dalle buone potenzialità. Attualmente l’interscambio commerciale tra il nostro Paese ed il Myanmar non è molto consistente per i motivi esposti precedentemente, ma vi sono solide basi per un rafforzamento futuro. Il Myanmar ha due punti di forza. Il primo sono le risorse minerarie, il petrolio ed il gas. Per questo è oggetto di forte interesse da parte di compagnie petrolifere internazionali tra cui emerge l’Eni che aspira a diventare interlocutore privilegiato. Il secondo è nell’età media della popolazione che è molto bassa.
Questa giovane percentuale, indice di un “surplus di manodopera”, di una notevole forza lavoro attiva sostanzialmente a basso costo, può rappresentare un elemento positivo di sviluppo come nel caso della Cina anni or sono. Per favorire la sua crescita economica il Governo del Myanmar sta cercando di attrarre investimenti soprattutto nei settori delle costruzioni, dei servizi di informazione e comunicazione attraverso leggi ad hoc. Inoltre, per favorire uno sviluppo sostenibile ha adottato le linee guida dell’ OCSE destinate alle imprese multinazionali. Riguardo alle società ed investitori italiani, le migliori opportunità sono nei settori alberghiero e della ristorazione per chi intende valorizzare il grande patrimonio storico birmano e le migliaia di chilometri di coste, i prodotti dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura. In una fase successiva sarebbe possibile avviare altre attività collegate a quelle precedentemente elencate come la costituzione di una filiera per la lavorazione e raffinazione delle materie prime e loro commercializzazione. Un ultimo aspetto da evidenziare è che l’interesse dell’ Italia al rafforzamento delle relazioni diplomatiche ed economiche con il Myanmar è dato dal fatto che esso è membro dell’ASEAN (libero scambio tra Brunei, Indonesia, Malaysia,
Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam, Laos e Myanmar) di cui l’ex Birmania assumerà la presidenza l’anno prossimo analogamente all’Italia con l’Unione Europea. Una coincidenza che potrà essere positiva per entrambi i Paesi.
Fiorella Ialongo


giovedì 5 dicembre 2013

Articoli scuola giornalismo




Il volontariato contro la violenza
Parlare del problema della violenza sulle donne non è agevole. Il rischio è quello di limitarsi a formulare condanne su cui tutti sono d’accordo quando le vittime hanno soprattutto bisogno di azioni concrete in loro aiuto. In questa linea si pone il convegno organizzato dall’ Anteas unitamente a CISL, FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza: azioni e proposte per difendere la dignità delle donne”. In questa occasione è stata presentata la “Dichiarazione di intenti” sottoscritta dalle sigle precedentemente citate. Essa parte dalla constatazione che non esistono ancora percorsi operativi coordinati, consolidati e condivisi tra tutte le forze che possono entrare in gioco nei casi di violenza sulle donne, sui bambini, sugli anziani e, più in generale, sui soggetti più deboli. Il riferimento è, ad esempio, alle forze dell’ ordine, ai servizi sociali, agli ospedali (ai loro pronto soccorso), alle associazioni di volontariato che offrono sostegno psicologico, giuridico, la cui azione potrebbe essere potenziata da un sistema di risposte integrato, differenziato e flessibile rispetto alle diversità delle domande dei soggetti cui è diretto. Questa presa di coscienza si pone all’interno del processo di cambiamento della concezione di violenza che il Parlamento italiano ha colto e promosso con recenti disposizioni legislative (come quella contro lo stalking). Il termine processo non è casuale in quanto denota il carattere di successione di diversi fenomeni legati fra loro e lascia spazi aperti per indagini successive. Un primo riferimento in questo senso è stato evidenziato, nel convegno, dalla presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella Moscatelli, la quale ha affermato che la donna vittima di una violenza dovrebbe essere riconosciuta come persona nella sua individualità e non come mera portatrice di un disagio. Questa significa cercare di elaborare interventi più complessi, superando quelli centrati esclusivamente sull’individuo, come la psicoterapia, a favore di quelli che considerano anche il contesto familiare e quello sociale di cui la vittima fa parte. In altri termini, si tratta di favorire un cambiamento culturale che è stato precisato dagli interventi successivi di Arnaldo Chianese, presidente ANTEAS, Paola Panerai, vicepresidente ANTEAS, Linda Sabbadini, dirigente ISTAT, Maria Trentin, Coordinamento Donne FNP – CISL Nazionale, Liliana Ocmin, segretario nazionale CISL, Ermenegildo Bonfanti, Segretario generale FNP – CISL, Francesco Cirillo, vicecapo Polizia di Stato. Il volontariato ed il sindacato producendo “beni relazionali” (cioè di relazione tra persone) costituiscono alcuni degli attori principali delle politiche a favore delle categorie svantaggiate poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, le vittime di violenza (donne, bambini, anziani) vivono in una situazione di solitudine relativa, sono cioè privi di una rete relazionale che li possa proteggere. Ne deriva che un’azione mirata nei loro confronti comporta su un piano individuale: 1) di favorire un processo di consapevolezza passando da una condizione che loro ritengono di “inferiorità” ad una percezione di sé positiva e ad una presa di coscienza dei propri diritti. Su un piano collettivo, al volontariato ed ai sindacati è richiesto di porsi come “area di mediazione” per i seguenti, possibili interventi: rilevazione del disagio e progettazione degli interventi; promozione della collaborazione tra i soggetti istituzionali e altri di solidarietà sociale; valutazione, monitoraggio e verifica di esperienze; promozione di iniziative di formazione e sensibilizzazione in collaborazione con altre istituzioni, in primis la scuola. Il frutto di quest’azione sinergica potrà produrre un bene che sarà sociale non tanto per le sue caratteristiche intrinseche, ma per il processo che lo avrà generato. In altri termini, la realizzazione di un “prodotto sociale” è l’individuazione ed il consolidamento di connessioni e scambi finalizzato all’ empowerment da intendersi non come processo di un aumento di potere di un individuo su un altro, ma nella prospettiva delineata precedentemente, alla consapevolezza che l’ambiente non è un’alterità ostile ma può svelare aperture e possibilità. In questa linea merita particolare attenzione il decreto legislativo che ha eliminato la distinzione tra figli legittimi e naturali che è stato illustrato, nel corso del convegno, dal Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha personalmente seguito l’iter parlamentare del provvedimento. 

Il decreto legislativo sulla filiazione
Nel corso del convegno organizzato dall’ Anteas unitamente a CISL, FNP E SIULP sul tema: “Il volontariato contro la violenza: azioni e proposte per difendere la dignità delle donne” è stata evidenziata l’importante riforma sulla filiazione. Essa è stata illustrata dal Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, il quale ha affermato che è finalmente scomparsa dall’ordinamento giuridico italiano la distinzione tra figli legittimi e naturali che è stata sostituita da quella unica di figlio. Non vi sono più “fratelli” e “fratellastri”. E’ un cambiamento linguistico frutto di una lunga e difficile battaglia culturale e giuridica che affonda le sue radici nella struttura normativa del Codice civile del 1942. Esso poneva sostanzialmente un’ accentuata dualità tra i figli di coniugi sposati e non, evidenziando la propria propensione per la famiglia fondata sul matrimonio. La conseguenza, di diritto e di fatto, era che i figli legittimi (ossia con genitori legati da un vincolo ufficiale) godevano di una serie di prerogative a danno di quelli naturali (ovvero di genitori non sposati). Un esempio esplicativo riguardava il “diritto di commutazione”, ossia la possibilità di liquidare la quota spettante al figlio naturale da parte di quello legittimo, escludendo il “fratellastro” dall’asse ereditario. Questo stato di cose corrispondeva ad una evidente discriminazione che si è cercato di eliminare, in parte, sia con l’art. 30 della Costituzione, sia con la riforma del diritto di famiglia del 1975. Tuttavia le differenze, per quanto limate, persistevano. La nostra legislazione continuava a non considerare i continui e profondi cambiamenti nella società, che sempre più figli nascevano fuori dal matrimonio, erano adottati o concepiti con l’ausilio di tecniche di fecondazione assistita. Con il provvedimento legislativo del Governo si è inteso eliminare le discriminazioni, ora i figli sono uguali, senza aggettivi. Alla base di questa riforma non vi è solo una diversa concezione della famiglia, ma anche un differente approccio giuridico. Al centro della normativa vi è la tutela del figlio il quale, se ha compiuto dodici anni o anche meno se è in grado di discernimento, deve essere ascoltato su tutti i temi che lo riguardano come, ad esempio, sullo stabilire il genitore affidatario. Attraverso questa riforma si sono riallineate le norme del nostro diritto civile a quelle internazionali, ossia alle previsioni dell’art. 2 della Convenzione di New York del 1989 in riferimento all’ascolto del fanciullo e dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 1996 in tema di esercizio dei diritti del fanciullo. Una conseguenza di questo diverso approccio è il cambiamento terminologico legislativo di potestà genitoriale (potestà dei genitori di proteggere, educare e tutelare gli interessi dei figli) in responsabilità genitoriale che definisce in maniera più adeguata l’impegno dei genitori e pone in risalto il superiore interesse dei figli minori.
Un altro aspetto fondamentale del provvedimento in esame è che il Governo ha esercitato la sua delega garantendo la piena uguaglianza, anche ai fini ereditari, dei figli, compresi quelli adottivi. Inoltre, le norme relative alla filiazione producono effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo rispetto ai genitori.
In questa linea è da evidenziare un’ ulteriore progresso rispetto alla legislazione precedente. In essa non vi era parificazione parentale come nipoti, cugini. Con quella attuale, i figli sono, per diritto, parenti dei parenti di entrambi i genitori. Ai nonni, in particolare, è riconosciuto il diritto ad avere rapporti significativi con i nipoti ed agire in giudizio per la tutela di questo diritto. E’ una conquista, come ha affermato il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri, frutto della forte determinazione dei nonni “illegittimi” che hanno chiesto strumenti giuridici che assicurassero loro la possibilità di frequentare e di occuparsi almeno per un poco dei nipoti, anche nel caso in cui i rapporti con i genitori siano compromessi.

Cities for life
Il 29 novembre la Comunità di S. Egidio nelle sale del Campidoglio ha promosso l’ VIII Meeting Internazionale “No justice without life”, un summit internazionale per l’abolizione della pena di morte. All’ evento hanno partecipato il presidente del Senato Pietro Grasso, il sindaco di Roma Ignazio Marino, il presidente della Comunità di S. Egidio Marco Impagliazzo, il rappresentante speciale per i diritti umani della Commissione europea Stavros Lambrinidis, ministri della Giustizia e rappresentanti di 22 Nazioni. Il Meeting rappresenta un consolidato appuntamento in cui giuridici, politici ed importanti esponenti della società civile di diversi Stati si sono confrontati ed hanno individuato gli obiettivi da cercare di raggiungere nel corso dell’anno. Dalla discussione sono emerse alcune importanti considerazioni. La prima è che l’abolizione della  pena di morte è una meta talmente grande, che principalmente attraverso uno sforzo comune è possibile sensibilizzare le coscienze dei cittadini e costituire gruppi in grado di esercitare una pressione sui politici per farla abrogare. In questa direzione è stata promossa, dalla Comunità di S. Egidio, la “Giornata internazionale Città per la vita, contro la pena di morte” per il 30 novembre. Essa ha visto la partecipazione di oltre 1600 città, fra cui vi sono 70 capitali. Ognuna di esse ha offerto il proprio contributo in modo diverso, ad esempio attraverso una marcia, una raccolta di firme. A Roma vi è stata l’illuminazione speciale del Colosseo con testimonianze del Braccio della Morte e di persone fortemente impegnate nella Campagna per l’abolizione della pena di morte. Un’altra importante considerazione emersa in occasione del Meeting è che prevedere la pena di morte significa, di fatto, far dipendere la vita di un individuo dall’altrui volontà. Essa può essere orientata da un desiderio legittimo (combattere la delinquenza, il narcotraffico) , ma accettare questa sanzione significa introdurre l’idea che l’esistenza in vita possa dipendere da una serie di condizioni che la permettano. Ieri la purezza razziale, oggi la condivisione al regime e domani? Se quindi nessuno potrebbe condannare a morte (sia pure per plausibili motivazioni), il diritto alla vita è inalienabile. Inoltre, il dominio assoluto sulla vita altrui darebbe alla libertà umana un carattere di incontestabile arbitrarietà. In questa linea, quando la Comunità di S. Egidio dichiara che il rispetto incondizionato del diritto alla vita di ogni persona è uno dei pilastri su cui si regge ogni società civile, vuole semplicemente promuovere uno Stato umano. Uno Stato che riconosca come suo primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona, specialmente di quella più debole. 
     
Fiorella Ialongo