Nel giugno di
qualche anno fa morì una mia cara zia a cui ero molto affezionato. Si spense
alle 6,00 del 23 giugno. Quel giorno trascorsi una bella giornata con la mia
famiglia, ma la notizia sopraggiunta intorno alle 10,30, condizionò tutto il
resto della giornata. Quella mattina partimmo da Roma alle 9,00 per andare a
Poggio Bustone, paese natio di Lucio Battisti. Andammo per disputare una
simpatica partita di calcio tra genitori e figli, una rivincita di quella che
si disputò già qualche mese prima, nel mese di gennaio. Ma il pensiero battente
in quel giorno era rivolto a mia zia. Ci pensai tutta la giornata ed alla fine
decisi di andare a rivolgerle l’ultimo saluto. A tarda sera mi ritrovai su un
treno diretto al Sud, destinazione Calabria. Erano le 23,45 e la partenza ebbe
oltre 30 minuti di ritardo. Quel treno mi portò inevitabilmente indietro nel
tempo. Pensai, “ora ho una famiglia, una moglie ed un figlio che mi vogliono
bene e penso tanto a loro, ma questo treno, che sembra non essere cambiato mai,
mi fa venire in mente quando con mio padre affrontavamo lunghi viaggi per
raggiungere quel paese della Calabria dove la mia famiglia ha le radici e dove
abitualmente trascorriamo le nostre vacanze estive. Mio padre, “ferroviere/pescatore”,
così amava definirsi, mi spiegava ogni momento ed ogni meccanismo legato al
movimento del treno; infatti, poco fa, mi sono affacciato dal finestrino in
attesa di vedere scattare il semaforo verde che simboleggia la partenza del
treno! Mi sono anche divertito a vedere il ferroviere che inviava il segnale di
via al collega con l’ausilio di una luce di colore bianco. Inoltre, i profumi,
o meglio, i cattivi odori del treno, hanno ancor oggi un sapore di antico che
si ritrova ormai (fortunatamente) solo in questi viaggi notturni verso il Sud.
Anche la gente sembra appartenere a tempi lontani e i loro vestiti mi sembrano
addirittura adeguati a quei tempi. Ma forse è solo la voglia di evocare il
passato, momenti ormai troppo distanti, ma indimenticabili. Mi ricordo che mio
padre si guardava sempre intorno in questi viaggi notturni e sospettava di
tutti. Questo suo timore mi ha insegnato ad assumere un atteggiamento di
diffidenza e di difesa che oggi, per esempio, non mi fa stare come tutti
all’interno di uno scompartimento, anche se con posti liberi. Sono infatti,
seduto su un seggiolino nel corridoio e credo che ci passerò tutto il viaggio.
Questi viaggi solitari, per motivi così tristi, mi danno l’opportunità di
passare qualche momento con me stesso, quasi mi fanno sdoppiare e mi consentono
di parlare con l’altra faccia di me, mi ritrovo a parlare con un altro me
davanti a me! Oggi ho pensato tutto il giorno se partire o meno per il mio
paese. Ho considerato tante cose ed alla fine ho deciso di partire. La prima
cosa a cui ho pensato è il rispetto per mia zia e l’onore che merita. Mio padre
mi ha insegnato a rispettarla e soprattutto a volerle bene. Ci ha aiutato tanto
in momenti di grande difficoltà, io ero poco più di un bambino, ma se lo
ricordo ancora oggi, significa che qualcuno me lo ha fatto capire bene. Ma non
è stato solo questo il motivo che mi ha spinto a partire. Mia cugina, è stato
un altro motivo. Nel corso della telefonata che le ho fatto per le
condoglianze, ho capito che le avrebbe fatto piacere che qualcuno di noi fosse
andato. Anche lei, come mia zia, ci ha aiutato tanto e lo sta facendo ancora,
ricordo anche il forte ausilio del marito proprio in occasione della malattia
di papà. Per questi motivi ho deciso di andare, il cuore me lo ha indicato
chiaramente. Memoria e riconoscenza, sentimenti che vanno rispettati sempre, in
ogni occasione!