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domenica 20 marzo 2022

Messaggio del Dott. Antonio Bartalotta

 Salvemini, l'ultimo rivoluzionario. Eri il mio Maestro, sei il mio Maestro. Sei stato l'incontro più importante della mia vita. Ho imparato tanto da te. Non dovevi andartene così, per colpa di una maledetta disattenzione. Con te se ne va l'ultimo dei rivoluzionari, l'ultimo idealista in una società che vive ormai solo di immagine e di bugie. Hai cercato di smantellare la falsa politica del nostro tempo con impegno e passione ma non hai fallito perché chi ti ha amato e ammirato attraverso le tue orazioni sempre piene di contenuti storici e culturali, seguirà e porterà avanti la tua idea e continuerà a diffondere le tue parole con la forza ed il temperamento che ci hai insegnato. Riconderò sempre la tua eleganza espressiva, il tuo portamento, il bene che mi volevi, le attenzioni che mi hai dimostrato in ogni occasione. Grazie a te, in un particolare momento della mia vita, ho cambiato passo ed ho raggiunto obiettivi che mai avrei pensato di poter raggiungere. Ora la tua rivoluzione è la mia e dentro di me sento che continuerai a vivere.

Antonio Bartalotta

mercoledì 22 giugno 2016

Un viaggio verso il Sud di Antonio Bartalotta



Nel giugno di qualche anno fa morì una mia cara zia a cui ero molto affezionato. Si spense alle 6,00 del 23 giugno. Quel giorno trascorsi una bella giornata con la mia famiglia, ma la notizia sopraggiunta intorno alle 10,30, condizionò tutto il resto della giornata. Quella mattina partimmo da Roma alle 9,00 per andare a Poggio Bustone, paese natio di Lucio Battisti. Andammo per disputare una simpatica partita di calcio tra genitori e figli, una rivincita di quella che si disputò già qualche mese prima, nel mese di gennaio. Ma il pensiero battente in quel giorno era rivolto a mia zia. Ci pensai tutta la giornata ed alla fine decisi di andare a rivolgerle l’ultimo saluto. A tarda sera mi ritrovai su un treno diretto al Sud, destinazione Calabria. Erano le 23,45 e la partenza ebbe oltre 30 minuti di ritardo. Quel treno mi portò inevitabilmente indietro nel tempo. Pensai, “ora ho una famiglia, una moglie ed un figlio che mi vogliono bene e penso tanto a loro, ma questo treno, che sembra non essere cambiato mai, mi fa venire in mente quando con mio padre affrontavamo lunghi viaggi per raggiungere quel paese della Calabria dove la mia famiglia ha le radici e dove abitualmente trascorriamo le nostre vacanze estive. Mio padre, “ferroviere/pescatore”, così amava definirsi, mi spiegava ogni momento ed ogni meccanismo legato al movimento del treno; infatti, poco fa, mi sono affacciato dal finestrino in attesa di vedere scattare il semaforo verde che simboleggia la partenza del treno! Mi sono anche divertito a vedere il ferroviere che inviava il segnale di via al collega con l’ausilio di una luce di colore bianco. Inoltre, i profumi, o meglio, i cattivi odori del treno, hanno ancor oggi un sapore di antico che si ritrova ormai (fortunatamente) solo in questi viaggi notturni verso il Sud. Anche la gente sembra appartenere a tempi lontani e i loro vestiti mi sembrano addirittura adeguati a quei tempi. Ma forse è solo la voglia di evocare il passato, momenti ormai troppo distanti, ma indimenticabili. Mi ricordo che mio padre si guardava sempre intorno in questi viaggi notturni e sospettava di tutti. Questo suo timore mi ha insegnato ad assumere un atteggiamento di diffidenza e di difesa che oggi, per esempio, non mi fa stare come tutti all’interno di uno scompartimento, anche se con posti liberi. Sono infatti, seduto su un seggiolino nel corridoio e credo che ci passerò tutto il viaggio. Questi viaggi solitari, per motivi così tristi, mi danno l’opportunità di passare qualche momento con me stesso, quasi mi fanno sdoppiare e mi consentono di parlare con l’altra faccia di me, mi ritrovo a parlare con un altro me davanti a me! Oggi ho pensato tutto il giorno se partire o meno per il mio paese. Ho considerato tante cose ed alla fine ho deciso di partire. La prima cosa a cui ho pensato è il rispetto per mia zia e l’onore che merita. Mio padre mi ha insegnato a rispettarla e soprattutto a volerle bene. Ci ha aiutato tanto in momenti di grande difficoltà, io ero poco più di un bambino, ma se lo ricordo ancora oggi, significa che qualcuno me lo ha fatto capire bene. Ma non è stato solo questo il motivo che mi ha spinto a partire. Mia cugina, è stato un altro motivo. Nel corso della telefonata che le ho fatto per le condoglianze, ho capito che le avrebbe fatto piacere che qualcuno di noi fosse andato. Anche lei, come mia zia, ci ha aiutato tanto e lo sta facendo ancora, ricordo anche il forte ausilio del marito proprio in occasione della malattia di papà. Per questi motivi ho deciso di andare, il cuore me lo ha indicato chiaramente. Memoria e riconoscenza, sentimenti che vanno rispettati sempre, in ogni occasione!

lunedì 30 maggio 2016

Renzi e la Democrazia Cristiana di sinistra di Antonio Bartalotta



Un tempo, più o meno a metà degli anni ‘70, quando si respirava nell’aria una voglia di cambiamento politico, chi era fermamente contrario ad un variazione dello stato (o Stato?), nel momento in cui era chiamato a decidere il futuro politico dell’Italia, nella veste di elettore, si rifugiava in un “voto sicuro” e, anche se non apparteneva a quella fede politica, per non cambiare le cose, preferiva votare il cosiddetto  “scudo crociato”, cioè, la Democrazia Cristiana. Un momento storico che può essere interpretato in questo senso fu senz’altro quando, nel 1976, si prefigurava la vittoria del Partito Comunista Italiano (P.C.I.) di Enrico Berlinguer, d’un tratto, a vincere quelle elezioni fu invece la Democrazia Cristiana che ricevette le preferenze da tutti coloro che fino a quel momento avevano votato diversamente. Le consultazioni di quell’anno videro quindi prevalere di poco un partito che garantiva stabilità, ma per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, il primato elettorale fu seriamente insidiato dal P.C.I. che, ottenendo un importante aumento di consensi, si fermò a pochi punti percentuali dai democristiani maturando il miglior risultato della sua storia. Tale premessa ci dà modo di paragonare l’attuale situazione politica con quella di 40 anni fa! Tra non molto si svolgeranno le elezioni comunali in città importanti, tra cui la Capitale. L’onda del M5S è sicuramente molto forte perché racchiude in sé il malessere generale di molte persone nei confronti di una situazione politica a dir poco devastata e devastante. Nell’animo degli italiani c’è tanta voglia di un cambiamento radicale che porti aria nuova e i sondaggi lo confermano. In molti sarebbero pronti a provare a vivere nelle proprie città con amministrazioni guidate da esponenti del M5S, ma sono anche in molti coloro che dimostrano poca predisposizione verso un cambiamento così forte che favorirebbe una neo formazione politica che potrebbe portare a stravolgimenti importanti dell’attuale vita sociale e, soprattutto, all’abbattimento di abitudini ormai acquisite, che fanno comodo un po’ a tutti. Per questo motivo, tali elettori, alla fine affiderebbero la loro fiducia al PD di Renzi, ormai definitivamente evaporato da quel “comunismo”  che faceva paura a molti negli anni 70-80 ed anche fino ai giorni nostri. Il premier è riuscito a placare quelle paure impossessandosi della leadership di un partito a cui ora possono avvicinarsi tutti. Non sarebbe uno scandalo se qualche attempato democristiano o addirittura un “berlusconiano” possa preferire il PD al M5S alle prossime consultazioni elettorali. Bisogna dare atto alla maestria politica di Matteo Renzi che ha smussato ogni angolo del suo partito portandolo ad essere un approdo sicuro. Il PD ora non è diventato altro che una Democrazia Cristiana di sinistra e, molti elettori, non “votati” al cambiamento, preferiscono “votare” per un partito che garantisca la stabilità e che non stravolga quello Stato a cui tutti siamo abituati.

giovedì 24 marzo 2016

Chi sarà il nuovo condottiero della città eterna? di Antonio Bartalotta



Chi sarà il nuovo Sindaco di Roma? La città eterna attende con pazienza un condottiero all’altezza della sua bellezza ormai da troppo tempo deturpata e maltrattata. Ancora non vi è molta chiarezza sui candidati. La confusione regna in quanto le varie fazioni politiche cercano di comportarsi secondo le scelte dell’altro. Quello che è certo è che i romani vogliono un Sindaco capace di mettere a posto le cose in termini di efficienza dei servizi pubblici, pulizia e manutenzione dei beni comuni a cominciare dalle strade che sono giunte ad un livello di degrado veramente pietoso. Dagli umori dell’elettorato romano si evince una leggera preferenza per il candidato del M5S rispetto agli altri. Molto movimento c’è intorno al candidato del PD, che dovrà affrontare le primarie, e a quello del centrodestra le cui preferenze sembrerebbero indirizzarsi su Guido Bertolaso, ex Direttore del Dipartimento della Protezione Civile (nel periodo 2001 – 2010) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre Alfio Marchini, che correrà per proprio conto, rappresenterà un outsider molto importante, soprattutto se si arriverà al ballottaggio, dove potrà assumere un ruolo decisivo.
L’opinione pubblica è sensibilmente stanca di sopportare una situazione di degrado stabilizzato ormai da tanto tempo. Le periferie, ma anche il centro della città, navigano tra i disservizi e la sporcizia. Mai Roma è stata così brutta. Non bastano, alla città eterna, nemmeno più le sue bellezze naturali. Molti, in passato, l’hanno definita un “museo vivente” per la storia che le appartiene unica al mondo, ma da qualche tempo moltissimi la definiscono una città che vive con i suoi abitanti nell’indifferenza più totale in una situazione di degrado assoluto e irreversibile. Basta fermarsi un attimo e vedere il trasbordo dei cassonetti dell’immondizia, i parcheggi in seconda e terza fila, i treni delle metropolitane fermi per problematiche varie e giornaliere, le buche e i dossi provocati da “rintoppi” su tutte le strade, la confusione burocratica, particolarmente complessa, degli uffici comunali.
Ma chi potrà mettere a posto tutte queste cose? E’ ormai accertato che il degrado ha avuto origine, in passato, anche dalla concessione di appalti “facili” e poco chiari dal punto di vista dell’assegnazione di determinati lavori. Chi avrà il difficile compito di assumere la guida della città dovrà lavorare principalmente per mettere in ordine le cose distrutte dalle precedenti amministrazioni. Non sarà un compito facile, anche perché nel momento in cui ritroverà il giusto assetto, i romani avranno già perso la pazienza e non riusciranno a giudicare positivamente l’operato del nuovo Sindaco. Riuscire a diventare il Sindaco di Roma è veramente un’impresa, ma lo è altrettanto quella di riuscire a sanare una città malata da troppi anni. Il nuovo Sindaco dovrà principalmente rispettare i suoi impegni ed il suo programma che presenterà nel corso della campagna elettorale e non dovrà deludere il suo elettorato che è pronto, in caso di delusioni, a mostrare il “pollice verso”. Per questo, i romani, si aspettano un condottiero all’altezza della storia di  Roma deciso a farle assumere di nuovo il ruolo di “Caput mundi”! 

martedì 29 dicembre 2015

Stiamo uscendo dalla crisi o ci stiamo entrando? di Antonio Bartalotta



E’ innegabile che il governo Renzi, più di ogni altro negli ultimi 30 anni, abbia avviato riforme per un certo verso epocali e dirette al miglioramento della vita sociale, ma è pur vero che le tasche degli italiani sono sempre più vuote e che il potere d’acquisto è sempre più debole rispetto a quanto dicano i comunicati governativi che sono indirizzati verso una ripresa evidente ed un futuro migliore. Ma è effettivamente questa la situazione? Il fermo immagine è quello di una crisi in atto e di una possibilità di uscita a breve? E’ il caso di dire anche che molti italiani si sono immersi nel clima di crisi in maniera totale e si pongono verso tale situazione con un atteggiamento di lamentela a priori. Certamente non ci si può esprimere come fece Berlusconi nel corso del suo “ventennio”, quando affermava che non vedeva assolutamente segnali di crisi nel nostro Paese, ma è anche vero che l’italiano medio continua a non privarsi di nulla. In ogni casa ormai c’è una TV “Pay par view”, che sia Mediaset Premium, SKY o altro, un telefonino ultima generazione per tutti, una macchina quasi a testa per ogni componente della famiglia, per non parlare poi dei fine settimana al ristorante dove se non prenoti resti fuori. Insomma, a guardarsi intorno, anche nelle trascorse festività natalizie, non si avverte una profonda crisi e, pertanto, non si vede nemmeno quella ripresa di cui parla il governo. Negozi e centri commerciali affollatissimi e ricerca sfrenata del tradizionale regalo natalizio, durante le feste, è questo che abbiamo visto. Ma allora come stiamo? E’ forse solo un problema di piangersi addosso? O stiamo male e non ce ne accorgiamo o viceversa stiamo bene e non vogliamo che si veda? Nonostante la “botta” dell’adozione dell’Euro, che ha di per sé raddoppiato ogni prezzo, gli italiani vanno avanti e non sembrano soffrirne più di tanto, ma se chiedi in giro se l’Euro ha avuto un effetto devastante sull’economia familiare la risposta nella totalità dei casi è affermativa! Probabilmente si tratta di una crisi rimandata alle generazioni future. I nostri figli, ancora in giovane età, non la vivono perché molti genitori risultano ancora occupati, detentori di un posto di lavoro. I nostri ragazzi vivono conseguentemente un periodo di “copertura”, ma arriverà per loro il momento in cui dovranno affermarsi nella società e dare inizio alla costituzione di una famiglia. Forse la crisi vera non è quella che stiamo attraversando, ma sarà quella che coinvolgerà la generazione dei nostri ragazzi quando, a 40 anni o forse più, si troveranno nella condizione di non disporre di un posto lavoro che possa consentirgli di vivere in maniera dignitosa. A questo punto si insinua un dubbio nella nostra mente che ci fa pensare che non stiamo uscendo dalla crisi, ma ci stiamo entrando!

venerdì 27 novembre 2015

Forse non sarà domani, ma cambierà! di Antonio Bartalotta



Come cambiano i tempi! Anche se devo ammettere che le scelte del governo dell’era “Berlusconiana” erano in estrema contrapposizione con il mio pensiero, ora devo anche ammettere che quelle stesse scelte, o parte di quelle, che vengono diramate come spot dall’attuale premier proprio come usava fare Berlusconi, sono accettate dall’opinione pubblica in modo quasi naturale e soprattutto senza alcun rumore di fondo. Mi chiedo: perché? L’attuale maggioranza sta lavorando alacremente alle riforme ed alcune di esse (art. 18, jobs act, riforma della scuola, riforma senato…) non sono altro che le versioni “riviste” del precedente governo Berlusconi che, quando le accennava come future riforme, provocava un finimondo mediatico di dimensioni planetarie! Allora perché è tutto concesso all’attuale Governo? Non credo sia facile individuare una risposta plausibile a questa domanda. La cosa certa è che i media sono senza alcun dubbio ben predisposti alle proposte governative e che l’opinione pubblica non viene sollecitata come invece veniva fatto nei confronti del “governo Berlusconi”. Forse una possibile risposta è da ricercare nella compagine governativa attuale formata da elementi di centrosinistra e di centrodestra o forse solo dall’evidente predisposizione di “Via della Conciliazione” verso le azioni governative, a parte quelle di queste ultime settimane riguardanti le unioni civili, proprio ultimamente infatti, la solidità governativa comincia a vacillare.
La verità è che ormai non ci sono più posizioni politiche definite. Viviamo un appiattimento politico senza precedenti. Mai avremmo pensato in passato di assistere ad una situazione politica così “aperta”, a cambiamenti repentini che in alcuni casi sfiorano il salto di posizione fino a giungere a quella diametralmente opposta. Noi stessi, quando ci sorbiamo come “ebeti” tutto quello che ci propinano in TV attraverso i telegiornali, siamo già sfiduciati e pensiamo molto spesso (credo in modo comune): “ecco altri spot politici che non avranno seguito o che il prossimo governo stralcerà immediatamente per riproporre poi un qualcosa di simile”. Solo per dirne una: la legge Fornero sulle pensioni aveva smosso le acque in modo impetuoso e ancora oggi qualcuno ne paga le conseguenze, ora esce dal cilindro della nuova legge di stabilità, a proposito delle pensioni, il part-time a partire dai 63 anni, che cosa ci dovremo aspettare dal  prossimo governo? La Legge Fornero sulle pensioni verrà stralciata? (speriamo!) O dovremo aspettarci altro, forse qualcosa di inimmaginabile al momento? Chissà!
Siamo talmente sfiduciati che non abbiamo più le forze per reagire. La confusione politica sta sfiorando l’anarchia. Nel M5S per esempio chi c’è? Ex elettori di destra? Di sinistra? Qualunquisti? Solo scontenti in generale? E poi, i comunisti esistono ancora? E i fascisti?
Viene da pensare che ormai nella società odierna l’ideale politico è quasi definitivamente scomparso ed è rimasto soltanto nei cuori di coloro che votano quei partiti che riescono a raggiungere con difficoltà l’1-2% di consensi proprio perché ancora convinti, come cantava il grande Luigi Tenco, che: “vedrai, vedrai, vedrai che cambierà, forse non sarà domani, ma un bel giorno cambierà”.