lunedì 30 maggio 2016

Renzi e la Democrazia Cristiana di sinistra di Antonio Bartalotta



Un tempo, più o meno a metà degli anni ‘70, quando si respirava nell’aria una voglia di cambiamento politico, chi era fermamente contrario ad un variazione dello stato (o Stato?), nel momento in cui era chiamato a decidere il futuro politico dell’Italia, nella veste di elettore, si rifugiava in un “voto sicuro” e, anche se non apparteneva a quella fede politica, per non cambiare le cose, preferiva votare il cosiddetto  “scudo crociato”, cioè, la Democrazia Cristiana. Un momento storico che può essere interpretato in questo senso fu senz’altro quando, nel 1976, si prefigurava la vittoria del Partito Comunista Italiano (P.C.I.) di Enrico Berlinguer, d’un tratto, a vincere quelle elezioni fu invece la Democrazia Cristiana che ricevette le preferenze da tutti coloro che fino a quel momento avevano votato diversamente. Le consultazioni di quell’anno videro quindi prevalere di poco un partito che garantiva stabilità, ma per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, il primato elettorale fu seriamente insidiato dal P.C.I. che, ottenendo un importante aumento di consensi, si fermò a pochi punti percentuali dai democristiani maturando il miglior risultato della sua storia. Tale premessa ci dà modo di paragonare l’attuale situazione politica con quella di 40 anni fa! Tra non molto si svolgeranno le elezioni comunali in città importanti, tra cui la Capitale. L’onda del M5S è sicuramente molto forte perché racchiude in sé il malessere generale di molte persone nei confronti di una situazione politica a dir poco devastata e devastante. Nell’animo degli italiani c’è tanta voglia di un cambiamento radicale che porti aria nuova e i sondaggi lo confermano. In molti sarebbero pronti a provare a vivere nelle proprie città con amministrazioni guidate da esponenti del M5S, ma sono anche in molti coloro che dimostrano poca predisposizione verso un cambiamento così forte che favorirebbe una neo formazione politica che potrebbe portare a stravolgimenti importanti dell’attuale vita sociale e, soprattutto, all’abbattimento di abitudini ormai acquisite, che fanno comodo un po’ a tutti. Per questo motivo, tali elettori, alla fine affiderebbero la loro fiducia al PD di Renzi, ormai definitivamente evaporato da quel “comunismo”  che faceva paura a molti negli anni 70-80 ed anche fino ai giorni nostri. Il premier è riuscito a placare quelle paure impossessandosi della leadership di un partito a cui ora possono avvicinarsi tutti. Non sarebbe uno scandalo se qualche attempato democristiano o addirittura un “berlusconiano” possa preferire il PD al M5S alle prossime consultazioni elettorali. Bisogna dare atto alla maestria politica di Matteo Renzi che ha smussato ogni angolo del suo partito portandolo ad essere un approdo sicuro. Il PD ora non è diventato altro che una Democrazia Cristiana di sinistra e, molti elettori, non “votati” al cambiamento, preferiscono “votare” per un partito che garantisca la stabilità e che non stravolga quello Stato a cui tutti siamo abituati.

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