E’ innegabile
che il governo Renzi, più di ogni altro negli ultimi 30 anni, abbia avviato
riforme per un certo verso epocali e dirette al miglioramento della vita
sociale, ma è pur vero che le tasche degli italiani sono sempre più vuote e che
il potere d’acquisto è sempre più debole rispetto a quanto dicano i comunicati
governativi che sono indirizzati verso una ripresa evidente ed un futuro
migliore. Ma è effettivamente questa la situazione? Il fermo immagine è quello
di una crisi in atto e di una possibilità di uscita a breve? E’ il caso di dire
anche che molti italiani si sono immersi nel clima di
crisi in maniera totale e si pongono verso tale situazione con un atteggiamento
di lamentela a priori. Certamente non ci si può esprimere come fece Berlusconi
nel corso del suo “ventennio”, quando affermava che non vedeva assolutamente
segnali di crisi nel nostro Paese, ma è anche vero che l’italiano medio
continua a non privarsi di nulla. In ogni casa ormai c’è una TV “Pay par view”,
che sia Mediaset Premium, SKY o altro, un telefonino ultima generazione per
tutti, una macchina quasi a testa per ogni componente della famiglia, per non
parlare poi dei fine settimana al ristorante dove se non prenoti resti fuori.
Insomma, a guardarsi intorno, anche nelle trascorse festività natalizie, non si
avverte una profonda crisi e, pertanto, non si vede nemmeno quella ripresa di
cui parla il governo. Negozi e centri commerciali affollatissimi e ricerca sfrenata
del tradizionale regalo natalizio, durante le feste, è questo che abbiamo visto.
Ma allora come stiamo? E’ forse solo un problema di piangersi addosso? O stiamo
male e non ce ne accorgiamo o viceversa stiamo bene e non vogliamo che si veda?
Nonostante la “botta” dell’adozione dell’Euro, che ha di per sé raddoppiato
ogni prezzo, gli italiani vanno avanti e non sembrano soffrirne più di tanto,
ma se chiedi in giro se l’Euro ha avuto un effetto devastante sull’economia
familiare la risposta nella totalità dei casi è affermativa! Probabilmente si
tratta di una crisi rimandata alle generazioni future. I nostri figli, ancora
in giovane età, non la vivono perché molti genitori risultano ancora occupati,
detentori di un posto di lavoro. I nostri ragazzi vivono conseguentemente un
periodo di “copertura”, ma arriverà per loro il momento in cui dovranno
affermarsi nella società e dare inizio alla costituzione di una famiglia. Forse
la crisi vera non è quella che stiamo attraversando, ma sarà quella che coinvolgerà
la generazione dei nostri ragazzi quando, a 40 anni o forse più, si troveranno
nella condizione di non disporre di un posto lavoro che possa consentirgli di
vivere in maniera dignitosa. A questo punto si insinua un dubbio nella nostra
mente che ci fa pensare che non stiamo uscendo dalla crisi, ma ci stiamo
entrando!
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martedì 29 dicembre 2015
Stiamo uscendo dalla crisi o ci stiamo entrando? di Antonio Bartalotta
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