martedì 29 dicembre 2015

Stiamo uscendo dalla crisi o ci stiamo entrando? di Antonio Bartalotta



E’ innegabile che il governo Renzi, più di ogni altro negli ultimi 30 anni, abbia avviato riforme per un certo verso epocali e dirette al miglioramento della vita sociale, ma è pur vero che le tasche degli italiani sono sempre più vuote e che il potere d’acquisto è sempre più debole rispetto a quanto dicano i comunicati governativi che sono indirizzati verso una ripresa evidente ed un futuro migliore. Ma è effettivamente questa la situazione? Il fermo immagine è quello di una crisi in atto e di una possibilità di uscita a breve? E’ il caso di dire anche che molti italiani si sono immersi nel clima di crisi in maniera totale e si pongono verso tale situazione con un atteggiamento di lamentela a priori. Certamente non ci si può esprimere come fece Berlusconi nel corso del suo “ventennio”, quando affermava che non vedeva assolutamente segnali di crisi nel nostro Paese, ma è anche vero che l’italiano medio continua a non privarsi di nulla. In ogni casa ormai c’è una TV “Pay par view”, che sia Mediaset Premium, SKY o altro, un telefonino ultima generazione per tutti, una macchina quasi a testa per ogni componente della famiglia, per non parlare poi dei fine settimana al ristorante dove se non prenoti resti fuori. Insomma, a guardarsi intorno, anche nelle trascorse festività natalizie, non si avverte una profonda crisi e, pertanto, non si vede nemmeno quella ripresa di cui parla il governo. Negozi e centri commerciali affollatissimi e ricerca sfrenata del tradizionale regalo natalizio, durante le feste, è questo che abbiamo visto. Ma allora come stiamo? E’ forse solo un problema di piangersi addosso? O stiamo male e non ce ne accorgiamo o viceversa stiamo bene e non vogliamo che si veda? Nonostante la “botta” dell’adozione dell’Euro, che ha di per sé raddoppiato ogni prezzo, gli italiani vanno avanti e non sembrano soffrirne più di tanto, ma se chiedi in giro se l’Euro ha avuto un effetto devastante sull’economia familiare la risposta nella totalità dei casi è affermativa! Probabilmente si tratta di una crisi rimandata alle generazioni future. I nostri figli, ancora in giovane età, non la vivono perché molti genitori risultano ancora occupati, detentori di un posto di lavoro. I nostri ragazzi vivono conseguentemente un periodo di “copertura”, ma arriverà per loro il momento in cui dovranno affermarsi nella società e dare inizio alla costituzione di una famiglia. Forse la crisi vera non è quella che stiamo attraversando, ma sarà quella che coinvolgerà la generazione dei nostri ragazzi quando, a 40 anni o forse più, si troveranno nella condizione di non disporre di un posto lavoro che possa consentirgli di vivere in maniera dignitosa. A questo punto si insinua un dubbio nella nostra mente che ci fa pensare che non stiamo uscendo dalla crisi, ma ci stiamo entrando!

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