mercoledì 22 giugno 2016

Un viaggio verso il Sud di Antonio Bartalotta



Nel giugno di qualche anno fa morì una mia cara zia a cui ero molto affezionato. Si spense alle 6,00 del 23 giugno. Quel giorno trascorsi una bella giornata con la mia famiglia, ma la notizia sopraggiunta intorno alle 10,30, condizionò tutto il resto della giornata. Quella mattina partimmo da Roma alle 9,00 per andare a Poggio Bustone, paese natio di Lucio Battisti. Andammo per disputare una simpatica partita di calcio tra genitori e figli, una rivincita di quella che si disputò già qualche mese prima, nel mese di gennaio. Ma il pensiero battente in quel giorno era rivolto a mia zia. Ci pensai tutta la giornata ed alla fine decisi di andare a rivolgerle l’ultimo saluto. A tarda sera mi ritrovai su un treno diretto al Sud, destinazione Calabria. Erano le 23,45 e la partenza ebbe oltre 30 minuti di ritardo. Quel treno mi portò inevitabilmente indietro nel tempo. Pensai, “ora ho una famiglia, una moglie ed un figlio che mi vogliono bene e penso tanto a loro, ma questo treno, che sembra non essere cambiato mai, mi fa venire in mente quando con mio padre affrontavamo lunghi viaggi per raggiungere quel paese della Calabria dove la mia famiglia ha le radici e dove abitualmente trascorriamo le nostre vacanze estive. Mio padre, “ferroviere/pescatore”, così amava definirsi, mi spiegava ogni momento ed ogni meccanismo legato al movimento del treno; infatti, poco fa, mi sono affacciato dal finestrino in attesa di vedere scattare il semaforo verde che simboleggia la partenza del treno! Mi sono anche divertito a vedere il ferroviere che inviava il segnale di via al collega con l’ausilio di una luce di colore bianco. Inoltre, i profumi, o meglio, i cattivi odori del treno, hanno ancor oggi un sapore di antico che si ritrova ormai (fortunatamente) solo in questi viaggi notturni verso il Sud. Anche la gente sembra appartenere a tempi lontani e i loro vestiti mi sembrano addirittura adeguati a quei tempi. Ma forse è solo la voglia di evocare il passato, momenti ormai troppo distanti, ma indimenticabili. Mi ricordo che mio padre si guardava sempre intorno in questi viaggi notturni e sospettava di tutti. Questo suo timore mi ha insegnato ad assumere un atteggiamento di diffidenza e di difesa che oggi, per esempio, non mi fa stare come tutti all’interno di uno scompartimento, anche se con posti liberi. Sono infatti, seduto su un seggiolino nel corridoio e credo che ci passerò tutto il viaggio. Questi viaggi solitari, per motivi così tristi, mi danno l’opportunità di passare qualche momento con me stesso, quasi mi fanno sdoppiare e mi consentono di parlare con l’altra faccia di me, mi ritrovo a parlare con un altro me davanti a me! Oggi ho pensato tutto il giorno se partire o meno per il mio paese. Ho considerato tante cose ed alla fine ho deciso di partire. La prima cosa a cui ho pensato è il rispetto per mia zia e l’onore che merita. Mio padre mi ha insegnato a rispettarla e soprattutto a volerle bene. Ci ha aiutato tanto in momenti di grande difficoltà, io ero poco più di un bambino, ma se lo ricordo ancora oggi, significa che qualcuno me lo ha fatto capire bene. Ma non è stato solo questo il motivo che mi ha spinto a partire. Mia cugina, è stato un altro motivo. Nel corso della telefonata che le ho fatto per le condoglianze, ho capito che le avrebbe fatto piacere che qualcuno di noi fosse andato. Anche lei, come mia zia, ci ha aiutato tanto e lo sta facendo ancora, ricordo anche il forte ausilio del marito proprio in occasione della malattia di papà. Per questi motivi ho deciso di andare, il cuore me lo ha indicato chiaramente. Memoria e riconoscenza, sentimenti che vanno rispettati sempre, in ogni occasione!

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