Biografia
Laurea e
insegnamento
Laureatosi in lettere a Firenze nel 1896, inizialmente si dedicò
alla storia medioevale dimostrandosi uno dei migliori giovani storici. Dopo
aver insegnato latino in una scuola media di Palermo e storia nel Liceo Torricelli di Faenza[1], ottenne a soli ventotto anni la cattedra di Storia moderna a Messina (1901). Qui nel 1908 durante il terremoto perse la moglie, i cinque figli e la sorella, rimanendo l'unico
sopravvissuto di tutta la sua famiglia (aveva 35 anni). Successivamente insegnò
all'Università di Pisa e infine a quella di Firenze. Tra i suoi allievi vi furono Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Camillo Berneri.
Socialista
federalista
Aderì al Partito Socialista Italiano e alla corrente meridionalista, collaborando, dal 1897, alla rivista Critica sociale, mostrandosi tenace
sostenitore del suffragio universale e del federalismo, visto come unica
possibilità per risolvere la questione del Mezzogiorno[2], cercando di condurre su posizioni meridionaliste il movimento socialista
e insistendo sulla necessità di un collegamento tra operai del nord e contadini
del sud, sulla necessità dell'abolizione del protezionismo e delle tariffe doganali di Stato (che
proteggono l'industria privilegiata e danneggiano i consumatori), e della
formazione di una piccola proprietà contadina che liquidasse il latifondo.
Salvemini denunciò il malcostume politico e le gravi responsabilità di Giolitti (dissesto della Banca Romana) con il libro: "Il ministro della malavita" (1910). Esponente della
corrente meridionalista del PSI, si scontrò sui temi sopra citati con la
corrente maggioritaria di Filippo Turati, alimentando il dibattito interno al partito. In seguito però ad una
mancata manifestazione del partito contro lo scoppio della guerra italo-turca (1911), uscì dal partito socialista.
Portò avanti la sua battaglia federalista fondando, nel dicembre 1911, un
periodico, denominato L'Unità, in quanto per lui la
vera unità italiana doveva essere realizzata con l'autonomia e ilfederalismo[3]. Salvemini diresse L'Unità fino al 1920; nello stesso periodo lavorò al progetto di fondare un nuovo partito,
meridionalista, socialista nei fini di giustizia e liberale nel metodo, contro ogni privilegio: la Lega Democratica per il rinnovamento
della politica nazionale.
Pensiero sulla pubblica
istruzione
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« La politica
scolastica del partito clericale non può essere in Italia che una sola:
deprimere la scuola pubblica, non far nulla per migliorarla e più largamente
dotarla; favorire le scuole private confessionali con sussidi pubblici, e con
sedi d'esami, con pareggiamenti; rafforzata a poco a poco la scuola privata
confessionale e disorganizzata la scuola pubblica, sopprimere al momento
opportuno questa e presentare come unica salvatrice della gioventù quella.
Programma terribilmente pericoloso perché non richiede nessuno sforzo di
lotta attenta ed attiva ma solo di una tranquilla e costante inerzia, troppo
comoda per i nostri burocrati e per i nostri politicanti, troppo facile per
l'oligarchia opportunista che ci sgoverna. »
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(Gaetano Salvemini, Che cosa è la laicità (1907), in Scritti sulla scuola, in Opere, Vol. V, a cura di L. Borghi e B. Finocchiaro, Milano, Feltrinelli,
1969, cit., p. 891)
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Contro gli
Austriaci
Nel 1914 mantenne posizioni interventiste, dichiarandosi convinto del carattere "anacronistico" degli
imperi austro-ungarico e tedesco e auspicandone la distruzione,
nell'interesse dell'Italia. Salvemini fu insomma uno dei capofila del
cosiddetto interventismo democratico, che giustificava la
guerra da posizioni "di sinistra": in nome cioè dell'ostilità
all'antico ordine e in funzione dell'autoaffermazione dei popoli.
Un'impostazione, questa, in linea con quella del presidente degli USA Woodrow Wilson, fautore dell'entrata
in guerra degli Stati Uniti a fianco delle potenze dell'Intesa. Sul finire della guerra Salvemini espresse però la propria
delusione per la mancata realizzazione delle speranze in un superamento delle
rivalità antipopolari tra gli Stati e in unapartecipazione democratica dei popoli alle decisioni dei governi.
Deputato
Eletto deputato nel 1919, con l'avvento del fascismo si schierò subito contro Mussolini e contro gli aventiniani, e strinse un profondo
sodalizio ideale e politico con i fratelli Carlo Rosselli e Nello Rosselli e con Ernesto Rossi, che videro in lui un comune maestro.
Non Mollare
Nel 1925, Salvemini, i due
Rosselli e Nello Traquandi fondarono a Firenze il giornale antifascista clandestino, il Non Mollare.
Il processo e
l'esilio
Arrestato a Roma dalla polizia fascista l'8 giugno del 1925, successivamente, dopo
esser stato processato insieme a Ernesto Rossi, poté godere di un'amnistia ed in agosto si rifugiò clandestinamente in Francia.
A Parigi fu poi raggiunto dai fratelli Rosselli e nel novembre del 1929 fu tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà (GL), nato per iniziativa dei fratelli Rosselli e di altri intellettuali
democratici tra cui Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Francesco Fausto Nitti e Alberto Cianca. Gruppi di GL si formarono in Italia soprattutto tra studenti
universitari. Molti degli aderenti di GL (tra cui Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, Leone Ginzburg) furono arrestati e condannati a lunghe pene detentive.
Salvemini si trasferì poi in Gran Bretagna, dove fu protagonista, in quanto socialista, di una dura polemica con George Bernard Shaw.
Professore
all'Università di Harvard (USA)
Arthur Meier Schlesinger Sr, presidente del dipartimento di storia dell'Università di Harvard negli USA, nel 1929 invitò Gaetano Salvemini ad insegnare ad Harvard e Salvemini dal 1933 fu membro a pieno titolo del dipartimento.
Salvemini fu una figura familiare negli anni della gioventù di Arthur Schlesinger Jr., redattore dei discorsi elettorali detti allora della Nuova Frontiera per John F. Kennedy[4].
Gaetano Salvemini nel 1934 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò storia della civiltà italiana all'Università di Harvard e prese anche la cittadinanza statunitense. Profonda, pur con molti dissensi, l'amicizia che lo legò in questi anni a un altro grande esule antifascista: don Luigi Sturzo, fondatore del Ppi, testimoniata da un fitto carteggio pubblicato nel 2009.
Gaetano Salvemini nel 1934 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò storia della civiltà italiana all'Università di Harvard e prese anche la cittadinanza statunitense. Profonda, pur con molti dissensi, l'amicizia che lo legò in questi anni a un altro grande esule antifascista: don Luigi Sturzo, fondatore del Ppi, testimoniata da un fitto carteggio pubblicato nel 2009.
Professore
itinerante
Durante la Seconda guerra mondiale Salvemini tenne negli USA, in Gran Bretagna e in Francia, conferenze e lezioni
universitarie, si batté per una politica contro fascismo, comunismo,clericalismo e monarchia italiana. Nel 1939 fondò la "Mazzini Society", insieme a un gruppo di aderenti a GL, di repubblicani e antifascisti
democratici, tra cui Lionello Venturi, Giuseppe Antonio Borgese, Randolfo Pacciardi, Michele Cantarella, Aldo Garosci, Carlo Sforza, Alberto Tarchiani e Max Ascoli. La loro posizione era
contraria alla monarchia e all'accordo stipulato a Tolosa fracomunisti, socialisti e altri aderenti a GL.
In questo periodo di esilio Salvemini pubblicò vari volumi in lingua
inglese, tra i quali "The Fascist Dictatorship in Italy" (1928), "Under the Axe
of Fascism" (1936) e "Prelude to World War II".
Professore a
Firenze
Tornato in Italia nel 1949 riprese l'insegnamento all'Università di Firenze e continuò a vari livelli la sua lotta politica, ispirata a una visione laica della vita, all'avversione contro dogmatismi e fumosità ideologiche, contro la burocrazia, il clericalismo e lo statalismo, quale fautore di un riformismo democratico, in comunità d'intenti con Ernesto Rossi. Si oppose al governo democristiano e alFronte Democratico Popolare, sostenendo la
necessità di abrogare il Concordato e i Patti Lateranensi, e difendendo la scuola pubblica contro le riforme, da lui giudicate
reazionarie, dei governi.
Riconoscimenti
Nel 1955 ottenne dall'Accademia dei Lincei il premio internazionale Feltrinelli per la storia e la laurea "honoris causa" dall'Università di Oxford.
Morì a Sorrento (Napoli), ove oggi è presente un Liceo Scientifico a lui dedicato, il 6 settembre del 1957. Una delle prime scuole in Italia intitolate a Gaetano Salvemini è la Scuola Media diPolistena). Nel 1966 gli fu dedicata una scuola di San Sebastiano al Vesuvio. Anche a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, gli è stato intitolato un importante Istituto Tecnico Commerciale Statale www.salvemini.bo.it/
Morì a Sorrento (Napoli), ove oggi è presente un Liceo Scientifico a lui dedicato, il 6 settembre del 1957. Una delle prime scuole in Italia intitolate a Gaetano Salvemini è la Scuola Media diPolistena). Nel 1966 gli fu dedicata una scuola di San Sebastiano al Vesuvio. Anche a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, gli è stato intitolato un importante Istituto Tecnico Commerciale Statale www.salvemini.bo.it/
Opere
·
Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295 (1899)
·
La rivoluzione francese (1788-1792) (prima edizione 1905; settima e definitiva edizione Laterza, Bari 1954;
riedizione postuma a cura di Franco Venturi, Feltrinelli, Milano 1962)
·
La formazione del pensiero mazziniano (1910)
·
Il ministro della mala vita (1910)
·
Mazzini (1915)
·
Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento
operaio italiano (1922)
·
The fascist
dictatorship in Italy (1928)
·
Mussolini diplomate (1932)
·
Under the axe of
fascism (1936)
·
La politica estera dell’Italia (1871-1914) (1944)
·
Prelude to world
war II (1953)
·
Scritti sulla questione meridionale (1955)
Note
Bibliografia
·
Norberto Bobbio, "La non-filosofia di Salvemini" in Maestri e compagni,
Firenze,Passigli Editore,1984.
·
Antonio Carrannante, Gaetano Salvemini nella storia della
scuola italiana, ne I Problemi della Pedagogia, A. 2000, nn.1-3, pp.
53-88.
·
Giovanni Grasso, Carteggio Luigi Sturzo - Gaetano Salvemini
(1925-1957), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009.
·
Gaetano Salvemini, Dizionario delle idee a cura di Sergio Bucchi, Editori Riuniti, 1997.
·
Ernesto Sestan, Salvemini,
Gaetano, Enciclopedia Italiana - III Appendice (1961), Istituto dell'Enciclopedia
italiana Treccani
·
Nicolò Mineo, Salvemini,
Gaetano, Enciclopedia dantesca (1970), Istituto
dell'Enciclopedia italiana Treccani
Mirella Serri, "I profeti disarmati.1945-1948. La guerra fra le due
sinistre", Corbaccio 2008
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