Dopo quanto detto nei due precedenti articoli, forse sarà il caso di richiamare l’attenzione del lettore sul fatto che i veri responsabili di quanto viene attribuito a Priebke & vi sono i metodi del dr. Schreber e, inoltre, che a rendere “cattivo” il cervello umano o, più precisamente, a riportarlo alla condizione di “selvaggità” (wilderness) in cui naturalmente si trova alla nascita (programmato per la lotta e l'autoaffermazione), ossia capace anche di comportamenti da “perversione morale”, non è il virus dell’encefalite, ma l’affezione infiammatoria da esso provocata, appunto sul cervello: tale processo morboso, a sua volta, eliminando fisicamente o funzionalmente umori e strutture umanizzanti, potrà dar luogo alle perverse manifestazioni già descritte e non solo.
La specie umana, per la difesa e l’autoaffermazione, ha i relativi “modelli comportamentali di base”, in parte già attivi al momento della nascita e in parte attivabili, nel livello di organizzazione cerebrale filogeneticamente più antico e in comune con altre specie, a partire dai grandi rettili in su.
Da tenere ben presente che il cervello umano, anche per quel che riguarda la messa in atto di comportamenti aggressivo-violenti, ha risorse molto più sofisticate delle altre specie, belve comprese.
Si ricorda che di per sé la situazione del cervello, alla nascita, è quella di essere naturalmente programmato per la lotta e l’affermazione individuale, quindi insensibile a ogni stimolo, situazione, evento che, normalmente, ci si aspetta che susciti pietas, ossia compassione, soccorso ecc.
Né avranno alcuna risonanza emotiva, affettiva appelli e richiami a valori etici.
Perfino il sentimento o istinto materno, che comunemente si dà per scontato, potrà non solo mancare, bensì addirittura manifestarsi all’opposto sino reazioni violente distruttive contro la propria creatura: anche se, fortunatamente, eventi di questo genere sono eccezionali, almeno quelli che giungono all’onore della cronaca nera, tuttavia, vi è tutta una gamma di comportamenti parentali che vanno dal rosa al grigio e al nero che non fanno notizia.
Nei casi più negativi che accadono in reparti ospedalieri, che pure vengono annoverati come da depressione post partum andrebbe, almeno, verificato il taso di ossitocina.
L’ipotesi patogenetica che appare più probabile è quella che la carenza di questo neurormone, ormai scientificamente ritenuto come essenziale per l’attaccamento affettivo del neonato alla madre (“attachment”), è quella che così il cervello della madre rischierà di rimanere, inconsapevolmente, in balia di risentimenti da rivalità fraterna repressi.
Questo è un aspetto ancora estraneo, addirittura ostico per la mentalità generale e cioè che nel figlio, in un alunno si potranno rivivere esperienze che comportano il rischio di riversare, di solito a propria insaputa, su un altro soggetto quanto represso o rimosso nel proprio apparato neuro-psichico.
A proposito dell’ossitocina potrà essere interessante che io riporti quanto ho avuto l’opportunità di apprendere da un filmato su una famiglia di scimpanzé: l secrezione di questo prezioso neurormone viene secreto, durante il parto, non solo dalla madre, ma anche nel figlio e perfino nei componenti il branco!
Chiunque abbia visto filmati su primati potrà spiegarsi così perché le/altri membri del branco desiderino “mammare” il cucciolo di cui sono sorelle, cugine, zie, padre ecc.
A proposito ancora di questo benedetto messaggero chimico è bene sapere che esso inibisce le reazioni di paura dell’amigdala.
Quindi, in sua assenza, potranno permanere paure infantili, come quella della solitudine, del buio ecc.
Se poi si pensa che paure di questo genere possono far parte delle motivazioni a mettere su famiglia, allora si spiegherà anche il fenomeno non raro dell’inversione dei ruoli tra genitori e figli. Questo, a sua volta, non solo conferma, l’impressione del carenza di “adultità” di tanti genitori, bensì pure potrà anche spiegare le difficoltà a crescere psico-socialmente di tanti nostri ragazzi.
IL TORNACONTO IN NATURA E IN CULTURA
La predominante tendenza a idealizzare i comportamenti degli animali pare faccia perdere le reali motivazioni comportamentali più evidenti nelle altre specie.
Infatti, mentre gli esseri viventi che accudiscono la prole e sono di per naturalmente attrezzati a vivere e convivere senza alcun bisogno di ricorrere ad artefatti, traggono immediato vantaggio appena i figli sono in grado di cavarsela da sé, i nostri antenati, allorché escogitarono modalità per migliorare le proprie condizioni di vita, cedettero all’immediato vantaggio nell’ottenere una mano d’aiuto dai propri figli.
Ciò ha comportato un prolungamento al massimo della condizione di dipendenza infantile dei nostri figli.
Per rendere più evidente il principio del tornaconto, si pensi che altre specie sono naturalmente organizzate in modo da trarre vantaggi dal vivere in società.
A parte l’esempio di insetti come le api, le formiche ecc., le leonesse, evitando la presenza del leone che, appunto, farebbe la ben nota “parte del leone”, si alleano con le sorelle e le cugine per le strategie di caccia.
Pier Luigi Lando
VANO VIANDANTE, MESSAGGERO PER CASO
Qual viandante messaggero che invano / prova ad avvisare le genti a ordinarie opre intente, /circa le ragioni per caso individuate / per cui salutari sorgenti non giungano a valle / per dissetare tanti di essi che stanno soffrendo mortalmente la sete, / mentre tanti altri si trovino intossicati da micidiali veleni / così anch’io da anni provo, ma invano, / a sollecitare consapevolezze / su condizioni e fattori che drammaticamente avvelenano / i rapporti umani. Tal, invero mi appare la sorte d’ogni mio messaggio / su conoscenze che mi risulta rivelino le ragioni / per cui i nostri organismi si trovino inquinati e in tensione /e che, come il su accennato fantomatico viandante, / al di là di una mia specifica intenzione, / ebbi la ventura di acquisire e verificare. / Cosi rimangono ignorate le conseguenze / di psicoemotivi traumi e di affettive carenze / che negativamente interferiscono con un’armonica evoluzione / delle potenzialità evolutive delle persone / e di un’altrettanto soddisfacente evoluzione dei rapporti umani / Nonostante ogni buona intenzione, / apprezzabili impegni di tanti esperti, studiosi, / operatori generosamente volontari / e professionalmente qualificati, / tali rapporti permangono fortemente disturbati. / Ogni mio messaggio sinora è finito per sparire come bolla di sapone / Che per quanto bella nei suoi iridescenti colori / Si dilegua senza lasciar traccia al primo contatto / con qualcosa della dura realtà / Se, ancora, ad un’analogia intendo affidare / quel che mi pare avvenga dei miei reiterati tentativi / a diffondere il frutto delle mie esperienze, / l’immagine del seminatore della ben nota parabola evangelica / mi viene alla mente e buona parte dei miei messaggi sono incappati / comunque su terreni non fertili.
Pier Luigi Lando
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