sabato 19 ottobre 2013

LA LEZIONE CHE DOVREMMO TRARRE DAL CASO PRIEBKE di Pier Luigi Lando

Dopo quanto detto nei due precedenti articoli, forse sarà il caso di richiamare l’attenzione del lettore sul fatto che i veri responsabili di quanto viene attribuito  a Priebke & co. sono i metodi del dr. Shreber e, inoltre, che a rendere “cattivo” il cervello umano, ossia capace di “perversione morale” non è il virus dell’encefalite, ma l’affezione infiammatoria da esso provocata, appunto sul cervello.   
         Tale processo morboso, a sua volta,  eliminando fisicamente o funzionalmente  umori e strutture umanizzanti, potrà dar luogo alle perverse manifestazioni già  descritte e non solo..
            Si ricorda che di per sé  la situazione  naturale del cervello, è di essere naturalmente (quindi alla nascita) programmato per la lotta e l’affermazione individuale.
         La specie umana ha i relativi “modelli comportamentali di base”, in parte già attivi al momento della nascita e in parte attivabili, nel livello di organizzazione cerebrale filogeneticamente  più antico e in comune con altre specie, a partire dai grandi rettili in su.
            Da tenere ben presente che  il cervello umano, anche per quel che riguarda la messa in atto di comportamenti aggressivo-violenti, ha risorse molto più sofisticate delle altre specie, belve comprese.
                    

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