martedì 4 ottobre 2016

DA ORAZIO A PARACELSO ALLA RICERCA ECOPSICOSOCIALE di Pier Luigi lando

C’è da presumere che concezioni sul rispetto degli equilibri naturali e sulle conseguenze di disturbi a tali equilibri si siano originate molto prima di Orazio, Paracelso e dell’omeopata Hering (v. l’articolo a parte sulla sua Legge).
“Naturam expelles furca, tamen usque recurret” Orazio (Epepist. 1.10,24).
(ossia: anche se scaccerai la natura con la forca, essa comunque riemergerà)
Anche se Orazio si riferiva alla natura caratteriale dell’individuo, forse se l’avesse formulata oggi al lume di conoscenze sugli equilibri ecologici della natura, avrebbe sottoscritto la stessa locuzione che, così, sarebbe in sintonia con la concezione espressa dal seguente aforisma paracelsiano:
“Ciò che concorda con la luce della natura rimane ed ha forza;
ma ciò che non concorda con essa è un labirinto che non ha né ingresso né uscita sicura”
Questo aforisma del medico svizzero, alchimista, filosofo di cinque secoli fa troneggia a caratteri cubitali e rilevati in bronzo su un pannello di legno che si estende in lunghezza in cima e per quasi tutta alla parete retrostante la cattedra della Scuola di Medicina Omeopatica Hahnemanniana di Piazza Navona (Roma), come per dar maggior rilievo alle intuizioni del padre dell’Omeopatia Samuel Hahnemann.
A me sembra in sintonia con la concezione di “energia vitale” che, un po’ arbitrariamente (i versi citati sono in tutt’altro contesto) attribuisco a Virgilio dando al termine Spiritus il significato di Energia che egli esprime in sublimi versi nel VI libro dell’Eneide (trovo ogni traduzione come bere del vino annacquato. Suggerisco a chi volesse approfondire l’argomento spiritus-energia-vitale di intraprendere una ricerca su internet anche per le concezioni filosofiche e religiose come quelle delle Sacre Scritture).
Ed ecco i su menzionati versi virgiliani: “Spiritus intus alit totamque infusa per artus Mens agitat molem et magno se corpore miscet” (si provi ad afferrarla nell’originale!”.
In effetti nella storia del pensiero umano vi sono intuizioni di cervelli adamantini che non possono non scuoterci di meraviglia e ammirazione.
Basterebbe pensare, oltre alle tante di Lucrezio Caro (occorrerebbe riportare buona parte almeno del V libro del De Rerum Natura) alla concezione di Terenzio Varrone circa l’etiologia delle malattie infettive. La citazione che riporto è di una sorprendente attualità come definizione dei microrganismi patogeni:” Aninalia quaedam minuta quae non possunt oculi consequi et per os ac per nares perveniunt atque efficiunt difficiles morbos” (traduzione: vi sono degli animaletti così piccoli che non si percepiscono ad occhio (nudo) che pervenendo attraverso la bocca e le narici provocano gravi malattie).
Ancora più stupefacente questa concezione quando si pensi che due millenni dopo quando, grazie alla disponibilità di strumenti ottici è stato possibile potenziare il visus
naturale, quindi a vedere i piccoli animaletti intuiti da Terenzio Varrone, lo scopritore del micobatterio della tubercolosi, il giovane Roberto Kock, venne schernito dal gran sacerdote della scienza medica del tempo, Rudolf Virchow, con la stroncante affermazione: “Sarà meglio che questo giovane medico di campagna gli animaletti se li cerchi sulla propria testa!
Il su menzionato aforisma di Paracelso si dimostra particolarmente valido al lume di attuali conoscenze concernenti le informazioni eredo-genetiche (genoma), sul metabolismo bio-energetico e il ruolo giocato da neurormoni nei confronti dello sviluppo di strutture.

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