venerdì 7 giugno 2019

Comunicato Stampa


 Le “correnti” nel C.S.M. costituiscono una delle tante anomalìe che hanno rovinato l’Italia.
 Urge introdurre la Demo-random-crazia nella nuova Costituzione.

Ancora oggi “mala tempora currunt”, per dirla con Cicerone.
 Una bufera giudiziaria si sta abbattendo su alcune Procure, al punto da indurre il Consiglio Superiore della Magistratura a convocare d’urgenza il Plenum straordinario.
E’ avvenuto un fatto sconvolgente: un P.M. è indagato per corruzione, in complicità con alcuni giudici e avvocati.
 Si badi bene: la divisione in correnti (politicizzate?) del C. S. M. è già di per sé una grave anomalìa che andrebbe eliminata con la massima urgenza. Se poi si aggiunge un ipotizzato (e ignobile) mercato delle nomine dei Procuratori (incoraggiato da tangenti) vuol dire che la Questione Morale si è aggravata in forme allarmanti.
Se tutto ciò sarà confermato sulla base di prove certe significa che in Italia la corruzione ha superato il livello di guardia, essendosi infiltrata perfino nelle Aule Giudiziarie, che dovrebbero essere i baluardi invalicabili a difesa della Legalità e della Democrazia.  E significa anche che la prassi corruttiva non riguarda soltanto casi sporadici ma ha creato un “sistema” generalizzato.
Riemerge drammaticamente l’interrogativo ciceroniano “Usque tandem abuteris…?” che oggi l’opinione pubblica deve rivolgere al Legislatore al fine di avviare con urgenza una nuova fase costituente, idonea a rifondare questa scombinata Repubblica sull’antico (ma sempre valido) principio democratico ateniese fondato sul sorteggio delle principali cariche istituzionali, da attribuire a cittadini volontari, professionalmente qualificati e moralmente irreprensibili, mediante una procedura rigorosamente controllata da Autorità partiticamente neutrali, in modo da impedire qualsiasi tentativo di “brogli”.
Questo principio è stato recentemente denominato Demo-random-crazia da alcuni docenti di Scienze Politiche della Stanford University di California  e viene considerato degno di sperimentazione da numerosi studiosi americani ed europei.
Sarebbe opportuno che tale principio, senza ulteriori indugi,  venga preso in considerazione anche in Italia. Alcuni, purtroppo, lo osteggiano non per motivi di “tecnica” legislativa ma per ragioni connesse al famigerato “voto di scambio”. A qualcuno fa comodo mantenere in vita il “mercato” delle preferenze e delle poltrone. Fa comodo specialmente ai politicanti di mestiere, ai boss dei clan malavitosi e ai “capi-bastone” che manovrano consistenti “pacchetti” di voti (non tutti puliti) in cambio di denaro  o di altre utilità (appalti di opere pubbliche, consulenze d’oro, assunzioni di amici e di affiliati senza bandire concorsi pubblici per titoli ed esami).
A questi “mercanti di voti” replichiamo rilanciando un’osservazione di Gaetano Salvemini (1953): “le idee sono come i semi: dopo essere rimaste sterili per anni o per secoli si diffondono con rapidità fulminea; nessuno può dire fin dove arriverà e quando fruttificherà un seme abbandonato al vento”.
Fuor di metàfora, nessuno può dire quando la Demo-random-crazia verrà introdotta nell’ordinamento giuridico italiano e di altri Stati del mondo. Una previsione è certa: verrà introdotta molto presto, considerato che l’attuale “modello” di democrazia (vigente in quasi tutti i Paesi occidentali)  è non solo fallimentare ma anche criminogeno.
2 giugno 2019.            Il Consiglio Direttivo del Movimento Salvemini

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