Le “correnti” nel C.S.M. costituiscono una
delle tante anomalìe che hanno rovinato l’Italia.
Urge introdurre la Demo-random-crazia nella
nuova Costituzione.
Ancora oggi “mala tempora currunt”,
per dirla con Cicerone.
Una bufera giudiziaria si sta
abbattendo su alcune Procure, al punto da indurre il Consiglio Superiore della
Magistratura a convocare d’urgenza il Plenum straordinario.
E’ avvenuto un fatto sconvolgente: un P.M. è indagato per corruzione, in
complicità con alcuni giudici e avvocati.
Si badi bene: la divisione in
correnti (politicizzate?) del C. S. M. è già di per sé una grave anomalìa che
andrebbe eliminata con la massima urgenza. Se poi si aggiunge un ipotizzato (e
ignobile) mercato delle nomine dei Procuratori (incoraggiato da tangenti) vuol
dire che la Questione Morale si è aggravata in forme allarmanti.
Se tutto ciò sarà confermato sulla base di prove certe significa che in
Italia la corruzione ha superato il livello di guardia, essendosi infiltrata
perfino nelle Aule Giudiziarie, che dovrebbero essere i baluardi invalicabili a
difesa della Legalità e della Democrazia. E significa anche che la prassi corruttiva non
riguarda soltanto casi sporadici ma ha creato un “sistema” generalizzato.
Riemerge drammaticamente l’interrogativo ciceroniano “Usque tandem abuteris…?” che oggi l’opinione pubblica deve
rivolgere al Legislatore al fine di avviare con urgenza una nuova fase
costituente, idonea a rifondare questa scombinata Repubblica sull’antico (ma
sempre valido) principio democratico ateniese fondato sul sorteggio delle principali cariche istituzionali, da attribuire a
cittadini volontari, professionalmente qualificati e moralmente irreprensibili,
mediante una procedura rigorosamente controllata da Autorità partiticamente
neutrali, in modo da impedire qualsiasi tentativo di “brogli”.
Questo principio è stato recentemente denominato “Demo-random-crazia” da
alcuni docenti di Scienze Politiche della Stanford University di California e viene considerato degno di sperimentazione
da numerosi studiosi americani ed europei.
Sarebbe opportuno che tale principio, senza ulteriori indugi, venga preso in considerazione anche in Italia.
Alcuni, purtroppo, lo osteggiano non per motivi di “tecnica” legislativa ma per
ragioni connesse al famigerato “voto di scambio”. A qualcuno fa comodo
mantenere in vita il “mercato” delle preferenze e delle poltrone. Fa comodo
specialmente ai politicanti di mestiere, ai boss dei clan malavitosi e ai “capi-bastone”
che manovrano consistenti “pacchetti” di voti (non tutti puliti) in cambio di
denaro o di altre utilità (appalti di
opere pubbliche, consulenze d’oro, assunzioni di amici e di affiliati senza
bandire concorsi pubblici per titoli ed esami).
A questi “mercanti di voti” replichiamo rilanciando un’osservazione di Gaetano Salvemini (1953): “le idee sono come i semi: dopo essere
rimaste sterili per anni o per secoli si diffondono con rapidità fulminea;
nessuno può dire fin dove arriverà e quando fruttificherà un seme abbandonato
al vento”.
Fuor di metàfora, nessuno può dire quando la Demo-random-crazia verrà
introdotta nell’ordinamento giuridico italiano e di altri Stati del mondo. Una
previsione è certa: verrà introdotta molto presto, considerato che l’attuale
“modello” di democrazia (vigente in quasi tutti i Paesi occidentali) è non solo fallimentare ma anche criminogeno.
2 giugno 2019. Il Consiglio Direttivo del Movimento Salvemini
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