L’UNICO VERO VINCITORE DEI BALLOTTAGGI E’ L’ASTENSIONISMO (56%)
Dopo i ballottaggi del 17 ottobre
c’è poco da festeggiare. Se i leaders dei partiti fossero
intellettualmente onesti dovrebbero ammettere che la sfiducia dei cittadini
verso i giochi di Palazzo (caratterizzati dal “metodo Caligola” nella scelta
dei candidati) è in costante aumento.
Ma loro fingono di ignorare il problema. Brindano e sorridono. Non si
preoccupano affatto. Anzi, si vantano di aver conquistato le poltrone di
Sindaco di alcune città. Sono talmente incoscienti che, anche nella probabile
ipotesi in cui l’astensionismo arrivasse al 70%, continuerebbero a sorridere e
a brindare. Tale atteggiamento denota una grave mancanza di rispetto verso la
maggioranza del Corpo Elettorale.
La loro arroganza deriva dal fatto (anomalo) che il sistema elettorale (per
il Parlamento e per gli Enti locali) non prevede un quorum, ossia una soglia
minima (una percentuale) al di sotto della quale le elezioni dovrebbero essere
dichiarate nulle.
Di conseguenza, nella sciagurata ipotesi in cui l’astensionismo dovesse
arrivare al 90%, i seggi continuerebbero allegramente ad essere assegnati in base
ai voti espressi, cioè il 10% degli aventi diritto.
Se questa non è frode politica, in quale altro modo potrebbe essere
definita?
Dal 1948 ad oggi gli oligarchi dei partiti, dopo velenose risse scatenate
allo scopo di sgambettare gli avversari, hanno varato una serie di farraginose
riforme elettorali (la più nota e famigerata è stata chiamata “Porcellum”) che
si sono rivelate tutte come un macroscopico fallimento.
Si è venuto a creare uno scenario “confuso”, per usare un eufemismo. La
disaffezione dei cittadini verso le campagne elettorali aumenta di giorno in
giorno. Si consideri, poi, il fatto che esiste ancora un Parlamento bicamerale
con un migliaio di seggi. E’ uno dei più pletorici del mondo. Ciò comporta un
enorme spreco di tempo e di denaro pubblico.
Ciononostante, c’è gente che ancora si chiede come mai l’astensionismo è in
aumento. Alcuni sono ingenui, altri sono in malafede.
Le numerose anomalie che inficiano l’architettura costituzionale sono state
denunciate, da molti anni, da Cosmo Sallustio Salvemini in alcuni libri, il più
recente dei quali è “Cento ragioni per essere demorandomcratico” (Europa
Edizioni), con prefazione di Franco Ferrarotti.
Per uscire dall’attuale crisi istituzionale c’è una sola via da percorrere:
avviare una nuova fase costituente che porti alla redazione di una nuova
Costituzione, nella quale introdurre il principio della Demorandomcrazia
(modello ateniese fondato sull’assegnazione delle principali cariche pubbliche
mediante sorteggio tra cittadini volontari, in possesso di requisiti professionali
e morali da verificare rigorosamente). Un modello che consideriamo sempre
valido e che, ovviamente, va adattato
alla nostra era digitale.
19 ottobre 2021 Il
Consiglio Direttivo del Movimento Salvemini
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