Si danno
conseguenze impreviste nell’uso della tecnologia.
Gli arresti
domiciliari, per così dire, cui il misterioso e aggressivo coronavirus
costringe attualmente gran parte degli esseri umani, ha di colpo rivoluzionato
l’uso e il significato umano della comunicazione elettronica, dalle lezioni
scolastiche alle convenzioni quotidiane. Nessun dubbio che si tratti di un
rimedio imposto dalle circostanze.
Ma i tecnofili non
dovrebbero gioire troppo. La socialità a distanza è una socialità fredda. L’insegnamento
via elettronica è nello stesso tempo frustrante e inefficace. Nulla può
sostituire il rapporto faccia a faccia. Il linguaggio del corpo resta
fondamentale. La rarefazione della partecipazione dell’umano all’umano nella
sua fisicità è una perdita che nessun surrogato tecnico più o meno raffinato
potrà sanare.
Roma, 10
marzo 2020
F. F.
Per informazioni: edizionisolfanelli@yahoo.it
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