URGE RIFORMARE LA RAI
Non è lecito prendere in giro i teleutenti.
Nel corso dei mesi estivi la Rai
rimanda in onda programmi tratti dal suo archivio.
Ad esempio “Techetechetè”, repliche di spettacoli già andati in onda in
passato, perfino cinquant’anni fa. Così i teleutenti vengono turlupinati. Non
ha senso mandare in onda in un’afosa serata di agosto una puntata di “Domenica
in” che era stata realizzata in un gelido clima di dicembre di tanti anni fa.
Il canone tv pagato dagli utenti si riferisce ad un anno intero. Qualcuno
spieghi perché per un paio di mesi gli utenti devono vedere solo repliche.
Ma il vero problema è ben più complesso perché, com’è noto, la Rai è
lottizzata dai partiti politici.
I dirigenti delle tre reti sono
scelti dai vertici dei partiti in base al “metodo Caligola”. Vengono
continuamente sostituiti da altri dirigenti, secondo calcoli opportunistici.
Qualcuno dovrebbe spiegare anche la ragione per la quale esistono ancora
tre reti, anziché una sola, come la BBC britannica.
Nel corso delle passate campagne elettorali alcuni leaders politici avevano
promesso di riformare la Rai con apposita legge. Per molti anni il loro slogan è stato: “Fuori i partiti dalla Rai”.
Una volta eletti in Parlamento hanno
eliminato questo slogan dal loro programma, forse perché la Rai è un apparato
che fa gola a tutti .
Intanto, milioni di teleutenti,
silenziosi e obbedienti, continuano ad essere obbligati a pagare il canone
annuo.
E c’è chi ancora si ostina a negare che il nostro è un Paese scombinato.
4 settembre 2021 C.G.S.S.
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